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La Procura di Bari ha chiesto la condanna alla pena di 16 anni di reclusione per  Francesco Casalino, imputato per il duplice tentato omicidio dei pregiudicati Michele Buonarota e Michele Straniere, avvenuto il 10 maggio 2014 nell’ambito della guerra tra i clan rivali Carbone-Gallone e Miccoli-De Rosa per il controllo delle attività illecite nella città del nord barese.

Stando alle indagini coordinate dalla pm della Dda di Bari Lidia Giorgio, Casalino, in concorso con persone non ancora identificate, avrebbe ferito le due vittime con diversi colpi di fucile, non riuscendo ad ucciderli perché i due prima fuggirono a bordo di un’auto e poi a piedi nelle campagne alla periferia di Trinitapoli. Alla identificazione di Casalino, gli inquirenti sono arrivati grazie a tracce di dna trovate su un berretto con visiera abbandonato dal sicario sul luogo dell’agguato. La Dda contesta all’imputato le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso. Per la Procura c’è su quel territorio «una spessa coltre di omertà» e una «condizione di assoggettamento tale che risulta difficile penetrare l’incancrenita corteccia di riluttanza alla collaborazione da parte delle vittime e della popolazione in generale».

La Dda evidenzia inoltre «l’attualità della scia di sangue tra i due clan», ricordando l’omicidio di Pietro De Rosa, avvenuto a Trinitapoli il 20 gennaio 2019, in una «spirale di vendette che risale indietro negli anni e che non accenna ad esaurirsi». Il processo si sta celebrando con il rito abbreviato. La sentenza è prevista per il 21 febbraio.


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