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I Comuni dovranno risarcire i danni ai disabili  che indirettamente vengono discriminati perché non sono state eliminate le barriere architettoniche che impediscono l’accesso agli uffici e alla sala del consiglio. Lo ha stabilito la Cassazione che ha respinto il ricorso dei un Comune marchigiano che aveva vinto in primo grado, ma perso in appello.

A citarlo in giudizio era stata una ex consigliera che, a causa del suo handicap, non poteva da sola entrare negli uffici né nella sala consiliare. Un disagio che aveva indotto il comune a spostare, in alcune occasioni, le riunioni in palestra. L’altro “rimedio” messo in atto era stato, quello che la consigliera considerava un “trattorino” e che per il comune era un montascale.

La Cassazione ha confermato la discriminazione indiretta, cessata solo dopo l’installazione dell’ascensore per disabili, e la condanna a 15 mila euro di risarcimento.


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