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In trappola o in prigione, seppur tra le proprie mura domestiche. È ciò che prova la maggior parte degli over65, a seguito del lungo periodo di quarantena forzata e ad una settimana dall’entrata in vigore del nuovo decreto governativo riguardante la Fase2 dell’emergenza Coronavirus. Appartenenti alla fascia d’età più colpita dal contagio, moltissimi sono coloro che, nonostante l’elevato rischio ancora esistente, speravano in un allentamento delle restrizioni sulla mobilità a partire dallo scorso 4 maggio e che, al contrario, si sono sentiti ripetere l’invito a restare quanto più possibile a casa.

Un monito giusto volto a limitare il rischio di contrarre la malattia, ma che per molti pugliesi con più di 65 anni suona quasi come una condanna: “Così mi stanno tagliando le gambe – è il commento di Vincenzo, che prosegue – Si vocifera che per noi la quarantena durerà molto più tempo, andando anche oltre questa fase. Dopo quasi due mesi a casa voglio poter scegliere da solo se uscire o meno, assumendomi la responsabilità del rischio”. Una ricerca di libertà che sembra comune a uomini e donne appartenente alla fascia d’età più alta e più a rischio, ma che rivendica la gestione del proprio tempo e delle proprie abitudini: “Capisco tutte le necessità e le precauzioni del caso, ma non so quanti anni potrò vivere ancora – racconta una donna che ha già superato i 70 anni – mi piacerebbe poter vedere di più il mare e passare del tempo con i miei nipoti prima di lasciare questa terra”.

Se da una parte ci sono coloro che si appellano alla propria vitalità per rivendicare il diritto ad una maggiore libertà, dall’altra c’è chi avverte fortemente il rischio per la propria incolumità e ritiene, invece, che le scelte del Governo, sebbene difficili nella pratica e nell’accettazione, siano necessarie. Una donna, per esempio, ha raccontato di essere favorevole all’idea di prolungare il periodo di reclusione per i soggetti più a rischio: “Se hanno deciso così a noi non resta che attenerci alle regole, avremo tempo per incontrare i nostri cari, per adesso restiamo a casa”, ha commentato. C’è chi, poi, rincara la dose e si dichiara favorevole al prolungamento delle restrizioni, a patto che la reclusione continui anche per gli altri: “Se io resto a casa, ma mia figlia deve andare a lavorare, il virus me lo prendo lo stesso – spiega un’anziana, che conclude – o tutti o nessuno”.

I timori legati alla questione non riguardano dunque solo la paura nei confronti del possibile contagio, ma anche il senso di costrizione nel restare chiusi in casa, lontani dai propri familiari, privati delle proprie abitudini. Ciò che emerge dal racconto degli anziani pugliesi è un forte senso di solitudine, oltre ad una grande paura di perdere tempo prezioso da vivere: “La sensazione è quella di essere già morto – è il commento, triste, di un ottantenne in fila alla posta – lo so che stanno facendo questo per noi e non dico sia sbagliato, però vedo dalla mia finestra ragazzini passare ogni giorno senza mascherine e incuranti del pericolo. Noi adulti saremmo più responsabili e avremmo ancora qualcosa da offrire, come ad esempio alcuni insegnamenti di cui i giovani spesso sono carenti”.

(Foto: Ansa)


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