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Popolare di Bari, 900 esuberi e 94 filiali chiuse. Loizzo: “Questa è una liquidazione”

Pubblicato da: redazione | Mar, 12 Maggio 2020 - 10:30
banca popolare di bari

Novecento esuberi, pari ad un terzo del personale, chiusura di 94 filiali in cinque regioni, abbandono quasi totale della Calabria.  “Il piano di sviluppo presentato dai commissari straordinari della Banca Popolare di Bari ai sindacati non è un progetto di risanamento, ma di liquidazione”. Il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo, commenta severamente “le discutibili prospettive di rilancio: ci aspettavamo un disegno realistico di consolidamento, non una ritirata dai territori e una dichiarazione di resa”.

Per il presidente Loizzo è “assurdo e intollerabile scaricare sui lavoratori la cattiva gestione dei vertici della Banca. Riorganizzare, ridurre sprechi, razionalizzare, non significa tagliare i dipendenti, dismettere sportelli, spostare il personale da una sede soppressa ad una sopravvissuta. Per non dire delle esternalizzazioni di alcune attività, che i commissari non hanno ancora precisato nel dettaglio”.

Sui 2.642 “bancari” in organico sono 900 gli esuberi annunciati, oltre alla chiusura di 94 sedi, che cancellerebbe il 21% delle filiali in Basilicata, il 23% in Campania, il 40% in Abruzzo, il 53% nelle Marche, l’85% in Calabria (le 7 calabresi si ridurrebbero ad una sola).
Il presidente del Consiglio regionale pugliese sollecita il Governo centrale ad intervenire, per trovare – tanto più in un contesto di crisi drammatica del Paese, piegato economicamente dalle chiusure imposte dall’emergenza sanitaria Covid-19 – “la soluzione di un dissesto che non è stato provocato né dai lavoratori né dai risparmiatori. Non possono essere i primi a pagare, il risanamento dei conti di un istituto di credito non può esaurirsi in una condanna a morte per i dipendenti e in una desertificazione finanziaria del territorio, proprio nel momento in cui le banche dovranno esercitare un ruolo determinante, per assicurare prestiti e liquidità ad un’economia ‘infettata’ dal virus e avviata ad una precaria convalescenza”, ricorda Loizzo.

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