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Bari, i ristoratori contro le chiusure del 24 e 31 dicembre: “Pronti alla protesta, ordinanza Decaro ipocrita”

Pubblicato da: redazione | Ven, 11 Dicembre 2020 - 17:00
lungomare panoramica coprifuoco

Altro attacco dal settore della ristorazione e, in generale del food & beverage sul territorio di Bari e provincia, verso le limitazioni Covid stabilite dal Comune per i giorni più importanti delle festività di fine anno. Come stabilito ieri dal sindaco Antonio Decaro, oltre ai divieti di stazionamento in strade e piazze della movida, nei giorni 12, 13, 19, 20, 24, 27, 31 dicembre è stato definito il divieto di consumazione di alimenti e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico già a decorrere dalle ore 11. Si potrà consumare però ai tavoli.

Per i commercianti baresi è l’ennesimo duro colpo. “Ci sta molto a cuore la situazione sanitaria del paese ma le bugie hanno le gambe corte e ristabilire la verità diventa per noi un compito non più rinviabile”, scrive il portavoce Gianni Del Mastro.

“Fin dall’inizio – aggiunge il collettivo di imprenditori – la caccia all’untore ha individuato la ristorazione in tutti i suoi aspetti come il capro espiatorio. A nulla sono valsi i pareri del comitato tecnico scientifico. Inascoltati i pareri riferiti al governo sull’assoluta sicurezza delle nostre attività, dati statistici che hanno indicato i ristoranti, come luoghi in cui il contagio avviene in percentuali irrilevanti. Le ennesime restrizioni del 24 e del 31 e dei weekend di dicembre sono legate a questa logica aberrante ed ipocrita. Ennesimo gravissimo atto che penalizza ancora una volta un comparto già duramente segnato da nove mesi”.

“Il mese di dicembre  per noi decisivo con scadenze e casse integrazione per i nostri dipendenti che hanno ritardi ormai di mesi. Crediamo sia giunto il momento di dire basta. Una presa di coscienza collettiva che ha messo insieme in questo periodo le realtà associative presenti in tutta la regione nate, ed è un fatto senza precedenti, con la consapevolezza di essere una risorsa fondamentale per l’economia della regione e dell’intero paese. Ora Basta, proclamiamo uno stato di agitazione permanente dell’intera categoria che produrrà nelle prossime settimane forme di mobilitazione, di protesta e di informazione”, conclude.

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