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Passaggio generazionale, nuovi progetti, crisi economica e, nel 2020, anche il lockdown. Sono tante le ragioni che possono portare, nel tempo, alla chiusura di un’attività commerciale, come tante sono state, anche quest’anno, le attività chiuse nella città di Bari. Bar, ristoranti, storici esercizi commerciali che, nel corso degli ultimi 12 mesi, hanno abbassato la saracinesca per non riaprirla più, lasciato alla collettività l’eredità di un vuoto ingombrante. 

E se l’annuncio della chiusura del punto vendita della catena internazionale H&M, arrivato come una doccia fredda lo scorso 25 aprile, è stato scongiurato dalle lunghe trattative con l’azienda e la riapertura dello store nel mese di giugno, non è andata allo stesso modo per alcune storiche attività tutte baresi. È il caso, per esempio, della famosa cartoleria Favia di piazza Umberto, divenuta simbolo della città di Bari con i suoi 144 anni di attività all’attivo. Una saracinesca abbassata sulla quale ha fatto capolino, per alcune settimane, l’avviso di chiusura “per inventario”, a cui è seguita l’ufficialità di una chiusura definitiva. 

E poi, ancora, lo scorso agosto, è stata la volta della pizzeria Continental di corso Cavour, aperta nel lontano 1966 e, da allora, divenuta quasi un’istituzione cittadina. Ad annunciare la fine dell’attività era stato lo stesso proprietario, Mimmo Lorusso, che aveva confermato come il colpo di grazia fosse giunto proprio dalla pandemia di Covid19 e dal periodo più buio del lockdown. “Ci ho provato, ma andare avanti non conviene più”, aveva dichiarato il ristoratore in occasione del suo ultimo giorno di apertura al pubblico, l’8 di agosto. A poche settimane di distanza, a settembre, è stata la volta del Caffè Tarantini, aperto in città dagli anni ’80 e che, prima della chiusura definitiva della saracinesca, aveva annunciato uno stop momentaneo dell’attività per restauro del locale. 

Come dimenticare, infine, la chiusura che ha colpito duramente la parte più infantile, familiare, sognatrice della comunità barese: il 19 settembre del 2020, in città, si diffonde la notizia della chiusura dello storico punto vendita Disney Store di via Sparano, che per decenni ha fatto sognare e giocare intere generazioni. Un annuncio a cui erano seguite polemiche e manifestazioni da parte dei lavoratori, a cui l’intera collettività aveva manifestato sostegno. “Non spegniamo la magia” urlavano i dipendenti dello store durante i numerosi presidi al di fuori del negozio, mentre sul web diventavano virali le immagini delle porte che si chiudevano lasciando Topolino in lacrime.


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