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La richiesta è chiara: riapertura delle scuole, perché, come dicono, la Dad non è scuola. Così questa mattina docenti, studenti ma soprattutto famiglie, si sono riuniti sul lungomare Nazario Sauro di Bari, nei pressi della sede del governo regionale, per manifestare la propria contrarietà al prolungamento della chiusura delle scuole e, di conseguenza, dei sistemi di didattica a distanza.

“Il piano per la riapertura, appena approvato, è già naufragato e la strategia della paura dei contagi a scuola si scioglie al tepore dei risultati di una recente ricerca che mette a confronto i dati sulla diffusione dei contagi nel 97% delle scuole italiane – scrivono i referenti del collettivo “La scuola che vogliamo”, tramite la loro pagina Facebook – Lo studio, a cura di un team di epidemiologi, medici, biologi e statistici, smentisce i continui allarmi dell’assessore regionale alla Salute: la chiusura delle scuole non influisce significativamente sugli indici di trasmissione”.

I promotori della manifestazione ricordano che la Puglia, che ha emesso la prima ordinanza di chiusura di tutte le scuole (comprese quelle del primo ciclo) già lo scorso 20 ottobre, vanta un triste primato, dopo la Regione Campania: soli 48 giorni di scuola contro i 112 di città lombarde. “Nei giorni scorsi, inoltre – spiegano – in occasione della presentazione del piano regionale a contrasto della terribile povertà educativa che investe i minori pugliesi, la stessa Regione ha dichiarato un innalzamento del tasso di abbandono scolastico giunto ormai al 16% nella fascia 6-16 anni. I decisori politici – proseguono – non possono ignorare tali dati come non si può ignorare la grande percentuale di docenti pugliesi già vaccinati”.

Le famiglie e gli insegnanti scesi oggi in strada a manifestare sostengono che un anno di didattica a distanza è un anno perso per la gran parte degli studenti, soprattutto per chi della scuola ha più bisogno: i più piccoli, le più piccole, i preadolescenti e i ragazzi, specialmente quelli più fragili. “Rifiutiamo l’idea di affidare bimbi e bimbe ad un monitor perché riteniamo che la scuola senza relazioni umane sia inutile, se non addirittura dannosa. Le scuole chiuse favoriscono il disagio psicofisico di alunni, genitori ed insegnanti – continuano – Ma se la chiusura delle scuole rappresenta una scelta politica apparentemente senza costi per lo Stato e la Comunità, in realtà tale provvedimento ricade inesorabilmente ed esclusivamente sui genitori. Riteniamo insufficiente la riapertura delle sole scuole primarie per l’unico fine di garantire la ripresa delle attività economiche. Crediamo, infatti, che la scuola non sia un mero strumento di conciliazione, ma sia innanzitutto un’Istituzione: il luogo dove si coltiva il futuro del Paese”.

Per questo motivo, riunitisi simbolicamente nei pressi del governo locale, chiedono che il governo nazionale garantisca l’apertura delle scuole il 7 aprile, eliminando ogni discrezionalità delle Regioni in ordine alle chiusure e che si utilizzino le risorse del Recovery Fund per potenziare le risorse umane, cancellare le classi pollaio, rinnovare e migliorare l’edilizia scolastica e recuperare i danni derivati dalla Dad. E, ancora: tra le istanze rivolte al governo regionale, invece, di dismettere ogni prerogativa in materia di istruzione e didattica con provvedimenti di chiusura o di semi-chiusura delle scuole, abolendo il modello della scuola on demand; di utilizzare finanziamenti nazionali ed europei per il potenziamento delle risorse umane nel settore scolastico, per l’efficientamento ed il miglioramento dell’edilizia scolastica, per l’ adozione di misure di contrasto alla povertà educativa, per cancellare le classi pollaio e recuperare i danni derivati dalla Dad;  di chiedere la revisione delle norme sulla composizione delle classi prime di ogni ciclo in modo da ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe (15 in presenza di alunni con bisogni educativi speciali); di implementare e migliorare la sanità territoriale e la medicina di prossimità, dotare ogni istituto scolastico di team di operatori socio sanitari, garantendo le migliori condizioni di sicurezza per tutta la comunità scolastica; di incrementare e migliorare il trasporto  pubblico e la mobilità sostenibile.


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