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È morto ieri, all’età di 64 anni, Antonello Del Vecchio, primario del reparto di Neonatologia dell’ospedale Di Venere di Bari. Il dirigente è stato stroncato da un male incurabile con il quale lottava già da alcuni mesi e che lo ha strappato all’affetto di sua moglie e dei suoi due figli, oltre che di tutto il personale sanitario dell’ospedale Di Venere di Carbonara.

Amante della medicina tanto quanto del buon cibo, Del Vecchio era stato sub commissario del polo pediatrico di Bari e presidente della Società europea di ematologia e immunologia pediatrica, nonché presidente pugliese di Slow Food.

Tanti i messaggi di cordoglio che, nelle ultime ore hanno affollato la pagina Facebook del primario, ricordato da pazienti, sanitari e amici con stima e ammirazione.

“Oggi ci ha lasciati, dopo una breve e drammatica malattia, il Dr. Antonio Del Vecchio, Direttore della Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia dell’Ospedale Di Venere – si legge in una nota ufficiale diramata dalla Asl di Bari –  Professionista di alto livello, formatosi in prestigiose Università Italiane e all’estero, ha diretto dal 2008, con raro tratto di umanità e gentilezza unito a una straordinaria competenza e preparazione scientifica, la sua unità operativa e il Dipartimento Materno – Infantile della ASL Bari. Era stimatissimo dai colleghi e da tutto il personale della ASL Bari – prosegue la nota – Da Presidente del Collegio di Direzione ha collaborato attivamente con le Direzioni Generali per il miglioramento dell’assistenza ostetrico-ginecologica e neonatale, dando grande impulso alla diagnostica prenatale. La sua operativa e tenace collaborazione con la Regione Puglia ha portato all’istituzione del nuovo Dipartimento di Medicina Fetale a valenza regionale: il suo pensiero quotidiano era proprio per i nati prematuri o con patologie complesse, ai quali dedicava ore di cura per cercare di restituirli guariti alle braccia materne. Il suo ricordo resterà indelebile per i tanti genitori che con ansia venivano da lui accolti per conoscere le condizioni dei neonati in terapia intensiva: per tutti aveva una parola di speranza, di conforto, di vicinanza”.

   (Foto: Facebook)


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