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“Bisogna imparare a darsi conforto da soli, le persone non ci saranno per sempre. Ho imparato a cavarmela, dovrebbero farlo tutti, altrimenti non ce la fai. Voglio giocare a calcio, ma qui non è facile”. A raccontarlo a Borderline24 è Annarita (nome di fantasia), 12enne barese, precisamente di Catino, a cui la vita ha strappato via la mamma troppo presto. Nonostante questo però non si arrende e porta avanti il suo sogno: quello di diventare calciatrice, anzi, centrocampista, “anche se – racconta – non mancano gli ostacoli”.

Dal quartiere di periferia “dimenticato e abbandonato in cui non c’è nulla e tanti fanno una brutta fine” alle squadre di calcio composte “perlopiù da maschi che non sempre accettano la mia presenza”. Ma non solo, Annarita, che agli occhi degli altri si fa forte mostrando tanta sicurezza, ma a noi si racconta con la voce spezzata, ha imparato a vivere in fretta: barcamenandosi tra le strade di un quartiere “piccolo e vuoto” e facendo i conti, inoltre, con l’assenza della mamma, venuta a mancare per via di un incidente stradale e del papà, che c’è “quando può”.

Al suo fianco però ci sono i suoi nonni. E’ con loro che Annarita ha imparato a sognare in grande. Proprio durante la scorsa settimana, la 12enne ha azzardato un provino all’SSC Calcio Bari, pronto ad avviare il nuovo progetto di calcio femminile.  “Non lo so come andrà – ha raccontato con la voce emozionata e addosso i pantaloncini biancorossi – non riuscivo a giocare bene, avevo la fascia che mi cadeva, mi sentivo scomoda. Ma spero non mi abbiano scartata, se continuo bene posso puntare sempre più in alto. Per ora penso al presente” – ha sottolineato. Annarita ha iniziato a giocare a calcio a 7 anni circa, “ma è stato un puro caso”, racconta.

Dove abito – sottolinea – vicino al campo Peppino Impastato, vidi due ragazzi. Erano un padre e un ragazzo, credo il figlio, che giocavano a basket e a calcio.  Mi sono avvicinata e mi hanno fatto provare. E’ così che ho scoperto di saper fare qualcosa che non pensavo neanche di poter fare. Sono stati loro a consigliare a mia nonna di mandarmi a giocare a calcio. Ricordo che all’inizio quel parco era solo campagna, era bello. Forse era anche meglio quando non c’era il parco. Con mio nonno avevamo costruito un campetto da calcio con due pali di legno che facevano da porta. Si viveva di più quel posto. Ora è pieno di ragazzi meno maturi che buttano di tutto lì e lo tengono occupato dalle 15 del pomeriggio, è difficile entrarci” – ha specificato. Ora, per giocare a calcio, Annarita aspetta con ansia che arrivi l’ora dell’allenamento, anche se non è sempre facile.

Quando ho iniziato a giocare a calcio – spiega – ero l’unica ragazza. Ogni volta che cambio gruppo e sono con i maschi è dura. Tutte le volte non mi passano la palla e mi prendono in giro. Fortunatamente, quando riesco ad avere la palla tra i piedi, capiscono di cosa sono capace. A me possono dirmi quello che vogliono, ma io so quello che voglio fare e non me ne frega di quello che pensano. Però non è bello per le ragazze. Ora inizierò a giocare con una nuova scuola calcio dove ci sono ragazze, finalmente. Forse saranno più grandi, perché della mia età non ce ne sono, ma non mi importa, sono abituata, era così anche per strada con i maschi. Spero di trovare amiche con cui condividere questa passione” – sottolinea ancora specificando che nella vita non ha altri progetti, se non questo, per il momento.

Il mio futuro non lo vedo chiaramente – ha detto – però se posso sognare un po’ lo devo ai miei nonni. Mia nonna è come una mamma. Mamma io non l’ho mai vista, non so neanche com’è perderla, non so com’è non averla. A volte è come se non fosse mai successo. Non ci penso. Papà sono contenta quando lo vedo tra gli spalti. Anche se lo vedo raramente. E’ venuto a vedermi giocare un giorno, ricordo che feci anche gol. Lui mi vizia, so che mi vuole bene e farebbe di tutto per me, se non ci può essere non c’è. Ho imparato a cavarmela” – racconta ancora.

“Non sempre è stato facile – sottolinea ancora – e so che non lo sarà. Tante volte mi è capitato di fare errori e buttarmi giù. Ma non bisogna mai abbattersi. Bisogna trovare compagni di squadra che riescano a consolarti e darti supporto, non è facile quando hai persone che ti dicono cose brutte. In tante squadre dove ero l’unica ragazza era così. Guardavano gli errori degli altri, mai i loro, dando per scontato che fossero più forti. Ora proverò con la nuova squadra e chissà, se andrà bene mi prenderanno anche al Bari. Non so se qui c’è futuro, ma magari farò come quel calciatore barese che ha il mio stesso cognome e potrò andare a giocare fuori, in Serie A. Ma meglio non pensarci, continuo ad allenarmi” – ha concluso.


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