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Salviamo il grano ‘Made in Italy’, raccolte 51mila firme

Partita la mobilitazione

Pubblicato da: redazione | Sab, 22 Luglio 2023 - 10:03
grano di Puglia

Più di 51 mila firme, raccolte con la petizione su change.org, e un dossier di richieste e proposte per salvare il grano e la pasta Made in Italy, sono sul tavolo del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida. È questa l’ultima azione messa a segno, a Roma, da Cia-Agricoltori Italiani, nella battaglia nazionale per fermare il pericoloso attacco al settore cerealicolo. “Il grano duro potrà avere la sua Cun, Commissione Unica Nazionale, per vigilare su una maggiore trasparenza dei prezzi -ha annunciato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, uscendo dal Masaf e aggiungendo che c’è l’impegno del ministero a mediare con l’industria e a mettere in campo tutte le forze per farla decollare al più presto. Intanto -ha proseguito- il ministro ha garantito che convocherà entro l’estate il tavolo di filiera. Dunque, la nostra mobilitazione sta funzionando e siamo soddisfatti per questo primo risultato ottenuto per riportare il settore nelle garanzie fondamentali per continuare a operare, tutelando produttori e consumatori, salvaguardando il vero grano e la vera pasta 100% Made in Italy”. Per Cia è urgente stoppare le speculazioni commerciali sulla pelle dei produttori e dei consumatori, fermare chi spaccia grano estero piazzandolo come italiano e porre dei limiti all’arrivo indiscriminato sul territorio italiano di grani stranieri.

C’è un fermo “no” di Cia a chi non vuole riconoscere i costi minimi di produzione ai cerealicoltori e alle frodi che rovinano l’immagine di un prodotto simbolo dell’Italia, e un chiaro “sì”, e subito, a maggiori controlli sull’etichettatura, al potenziamento dei contratti di filiera tra agricoltori e industria e al Registro Telematico dei Cereali con avvio immediato. Inoltre, va prorogata a livello comunitario la sospensione dei dazi all’importazione su ammoniaca e urea. Fondamentale, poi, incentivare la ricerca pubblica e privata per garantire migliori rese e qualità, così come per favorire percorsi di aggregazione produttiva e organizzativa, inclusa l’ipotesi di una interprofessione dei cereali, con una specificità per il grano duro. Nell’ultimo anno, il prezzo del grano duro è crollato da 560 a 330 euro a tonnellata e sono forti i rischi che il prezzo possa scendere ancora

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