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Maxi sequestro di botti in Puglia, trovati 4mila ordigni

Un arresto e una denuncia. Il valore complessivo dei prodotti sequestrati, destinato alla vendita al dettaglio, è stimato intorno ai 15.000 euro

Pubblicato da: redazione | Gio, 28 Dicembre 2023 - 13:14
botti finanza

I finanzieri della Compagnia di Trani, hanno scoperto un deposito clandestino di materiale esplosivo, ubicato all’interno di un condominio nel centro cittadino della città di Bisceglie, traendo in arresto in flagranza di reato il responsabile e denunciando a piede libero il complice, per concorso nel reato di detenzione di armi e/o esplosivi di ogni genere ed omessa denuncia di materiale esplodente.

ln particolare, attraverso apposite attività info-investigative eseguite mediante la consultazione delle banche dati in uso al Corpo, numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento eseguiti nel territorio di Bisceglie, è emerso un vero e proprio mercato parallelo occulto di fuochi d’artificio illegali, anche di fabbricazione artigianale, gestito da due soggetti biscegliesi, poco più che ventenni, particolarmente attivi nel settore, visto l’approssimarsi delle festività natalizie.

Durante il controllo, le Fiamme Gialle hanno rinvenuto, all’interno dell’abitazione di proprietà di uno dei due soggetti convolti, adibita esclusivamente a deposito, circa 4.000 ordigni, tra cui le cosiddette “cipolle” e “tracchi napoletani”, privi di qualsivoglia standard di sicurezza, oltre che svariate batterie di fuochi pirotecnici, tutti stipati in un unico locale di circa 15 mq.

L’intervento dei finanzieri, ha consentito di ripristinare la sicurezza e l’incolumità degli abitanti dello stabile e delle zone immediatamente adiacenti, tenuto conto della concreta possibilità di accensioni accidentali del materiale esplosivo detenuto, ad enorme effetto deflagrante, dovuta alla modalità dj stoccaggio utilizzata, altamente pericolosa per l’incolumità dei residenti.

Il valore complessivo dei prodotti sequestrati, destinato alla vendita al dettaglio, è stimato intorno ai 15.000 euro. Sono in corso le indagini per ricostruire la filiera di approvvigionamento dei prodotti illecitamente detenuti, nonché per l’avvio di un controllo fiscale finalizzato alla ricostruzione del reddito sottratto a tassazione, richiedendo l’attribuzione d’ufficio di una partita IVA nei confronti dei due soggetti coinvolti, per i quali vige il principio di non colpevolezza fino all’eventuale condanna definitiva.

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