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Ludopatia, un fenomeno vasto e preoccupante a Bari: “Dramma sociale”

Numeri da capogiro in tutta la Regione. A parlare del tema Attilio Simeone, consulente commissione parlamentare antimafia

Pubblicato da: Adalisa Mei | Lun, 12 Febbraio 2024 - 11:35

“Un fenomeno vasto e preoccupante con numeri da capogiro che procura disastri sociali e familiari. La diffusione di massa dell’azzardo è stata la causa della riviviscenza della figura dell’usuraio di quartiere o della porta accanto”. Le parole di Attilio Simeone, consulente Commissione Parlamentare Antimafia XVIII Leg, sul tema che definisce “un dramma sociale”, sono preoccupanti. E invitano a riflettere perché come ricorda l’esperto: “l’azzardo non è un gioco”.

La ludopatia è un fenomeno importante sul piano sociale. Quanto è diffuso e quanto è grave in Puglia?

Per sviare l’attenzione dai veri problemi bisogna cominciare dall’uso strumentale delle parole. Il termine ludopatia al posto di disturbo da gioco d’azzardo, come prescritto dal Manuale di diagnostica medica DSM V, risponde al tentativo di manipolazione della parola finalizzata ad eludere il reale impatto sociale dell’azzardo in Italia. Pertanto, sì, il gioco d’azzardo ha un notevole impatto sul piano sociale, della sicurezza pubblica, della salute, dell’economia. Mentre in Italia nell’anno 2023 si sono consumati circa 150 miliardi di euro, in Puglia il fenomeno non è meno preoccupante con oltre 8,5 miliardi di euro letteralmente sperperati e sottratti all’economia reale. Il fenomeno è talmente vasto che da decenni ormai all’offerta di azzardo legale, si è affiancata una sempre crescente di offerta illegale da parte della criminalità organizzata fino ad eleggerla attività da prediligere per il riciclaggio di denaro sporco.

Bari negli ultimi anni spiccava in negativo tra le città che spende di più in gioco d’azzardo. è ancora così? Si conoscono i numeri?

I cittadini dell’area metropolitana di Bari nel 2023 hanno consumato oltre 2,6 miliardi di euro nel gioco d’azzardo. L’intera Puglia è allineata al trend negativo che vede aumentare il consumo di azzardo in ogni Regione d’Italia. Purtroppo, accanto a numeri da capogiro sono visibili anche i disastri sociali e familiari che il gioco d’azzardo patologico si porta con se. Sempre più famiglie sul lastrico, con situazioni debitorie non sostenibili da una economia familiare ormai troppo fragile. Il ventaglio degli effetti devastanti causati dal ricorso all’azzardo sono evidenti: pignoramenti degli stipendi, case all’asta, violenze in famiglia, rapine, costituiscono ormai un elemento consolidato di cronaca giudiziaria.

Dopo la pandemia è aumentato il gioco d’azzardo on-line? C’è stata una inversione di tendenza?

La pandemia ha accelerato un processo di consapevolezza del potenziale enorme del gioco d’azzardo on-line. Il governo di recente ha varato un piano di riordino dell’intero settore spostando quasi interamente le proprie concessioni sull’azzardo on-line con la trasformazione di quelli che oggi sono i punti fisici di giocata in centri di ricariche dei conti di gioco conservandone quindi la ramificazione sull’intero territorio nazionale. Lo fa con un piano interamente improntato a creare profitto per se e per le poche concessionarie che si aggiudicheranno i bandi di gara. Si tratta di un affare colossale motivo per cui il piano di riordino dovrebbe essere quanto più possibile dettagliato in tutte le sue sfaccettature. Mentre dettagliatamente le modalità attraverso le quali fare profitto altrettanto lacunoso appare nel costruire una efficace e concreta tutela dei soggetti vulnerabili, intendendosi per tali tutti i cittadini per i quali l’azzardo assumerebbe i contorni patologici.

Che rapporto c’è, se c’è, tra gioco e usura?

Il rapporto è strettissimo. Generalmente chi è giocatore patologico è una potenziale vittima di usura. La diffusione di massa dell’azzardo è stata la causa della riviviscenza della figura dell’usuraio di quartiere o della porta accanto. Piccoli prestiti ad usura che nel tempo si sono rivelati dei veri e propri gironi danteschi con l’aggravante che, rispetto al criminale che attraverso il prestito ad usura cerca di impossessarsi dell’azienda, quello di quartiere diventa più difficile da denunciare per il discredito sociale che ne deriverebbe per la vittima. Dopo circa venti anni di esperienza di associazionismo antiracket e antiusura posso affermare che la nostra città di Bari oggi soffre enormemente questo problema.

Cosa si può fare di fronte ad uno stato che incentiva la ludopatia con il gratta e vinci?

Se è vero che la criminalità si organizza per fare loschi affari, altrettanto può fare la società civile. Non dimenticherò mai l’esperienza fatta alcuni anni fa nel quartiere San Cataldo a Bari nel quale qualcuno aveva avuto la “brillante” idea di aprire una sala di scommesse nei pressi della scuola Marconi. La sensibilità del Preside prof. Capozza e delle famiglie del quartiere opportunamente sostenute ha fatto sì che quella sala dopo qualche mese abbia chiuso i battenti. La società civile può fare tanto, può accendere una luce in mezzo all’oscurità dell’azzardo. Ci sono dei segnali di allarme. Sempre più matrimoni rovinati dall’azzardo. Generalmente i giocatori problematici trascurano le relazioni famigliari, sono esperti nel mentire mentre sperperano tutto lo stipendio, quando va bene, difronte alle macchinette. Oggi è necessario ad esempio che le famiglie vigilino maggiormente sul comportamento dei propri figli sempre più spesso scommettitori. Basterebbe passare davanti ad un tabaccaio che offre il c.d. 10 e lotto per vedere lo sguardo perso di numerose persone che fissano il monitor in attesa della prossima puntata. Tutti noi dobbiamo comprendere quanto è vera quella frase rilanciata da Papa Francesco: “Questo mondo non ci è stato lasciato in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli”. Solo così potremmo capire quanto è importante l’impegno civico in battaglie che oggettivamente urtano contro valori e principi costituzionali, morali e spirituali.

Sembra giochino d’azzardo soprattutto persone che provengono da famiglie più povere. È così?

È vero solo in parte. Certo le prede privilegiate dell’azzardo sono i soggetti fragili, economicamente più vulnerabili. Ma ciò è sconfessato dai numeri. Pensiamo per un attimo alla montagna di soldi per formare 150 miliardi di euro. Non possono essere il frutto del rastrellamento della sola classe meno abbiente del paese. A mio avviso siamo di fronte ad un disturbo che ormai colpisce in modo trasversale l’intera società italiana. L’Azienda Sanitaria Locale BA – Dipartimento delle Dipendenze Patologiche nelle relazioni annuali fino al 2019 ha rilevato un trend in forte e preoccupante aumento, di soggetti di ogni estrazione sociale che presentano problemi economici, che si sono rivolti al Servizio perché affetti da disturbo da gioco d’azzardo. Si segnala che nel 2012, in assenza di una legge, i soggetti in cura presso la ASL Bari erano 100, mentre nel 2013 sono passati a 132 soggetti, nel 2014 a 144 soggetti mentre nella rilevazione del 2015 sono stati presi in cura 195 soggetti con un aumento rispetto al 2012 del 95% in soli quattro anni.

In particolare, nella rilevazione pubblicata del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche della ASL Bari del 2015 si segnala “che siamo di fronte ad un fenomeno nuovo, in costante evoluzione”. La stessa Azienda Sanitaria Locale BA – Dipartimento delle Dipendenze Patologiche nella relazione annuale del 2018 pubblicata nel 2019 ha rilevato un aumento di nuovi utenti patologici in carico del 44% di cui si registra un preoccupante aumento del 7% di nuovi utenti con riferimento ai soggetti di età compresa tra i 15 e i 25 anni rispetto all’anno precedente. L’Istituto Superiore di Sanità, se non erro nel 2019, ha reso noto che ben il 29,2% dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni gioca regolarmente d’azzardo e che su base nazionale si è assistiti ad un progressivo aumento della percentuale dei giocatori di minore età. È particolarmente significativo quanto accaduto in occasione di un Convegno svoltosi presso la Facoltà di Giurisprudenza di Bari. Un gruppo di studenti dell’Istituto superiore Giulio Cesare di Bari, impegnati nel Progetto “Legalità è Cultura”, ha promosso una indagine su un campione di 300 studenti provenienti dagli istituti superiori della città di età compresa fra i 15 e i 20 anni. Nell’indagine è emerso che la maggior parte dei ragazzi di sesso maschile ha dichiarato di giocare regolarmente d’azzardo con almeno tre giocate a settimana, mentre la maggioranza netta del totale ha dichiarato che vi è la completa assenza di controlli da parte dei gestori nella verifica dell’età dei giocatori. Quasi tutti gli intervistati hanno presentato una situazione familiare nella quale si gioca d’azzardo con una frequenza importante. Quasi il 50% degli intervistati non sa che la Regione Puglia ha una legge che regolamenta il gioco d’azzardo legale e quasi il 50% ha dichiarato di non essere soddisfatto della qualità della vita del proprio quartiere. Il 15% degli intervistati di sesso maschile ha dichiarato che il gioco d’azzardo può costituire una fonte di guadagno e che può diventare un lavoro. Ecco, questa è la situazione nella nostra città che con l’avvento dell’azzardo on-line può solo peggiorare fino a quando non comprenderemo che l’azzardo non è un gioco!

 

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