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“Dico la Verità”: il teatro entra nel carcere di Bari

L'esperimento di Gianluigi Belsito

Pubblicato da: redazione | Ven, 12 Luglio 2024 - 09:09
jpg. Belsito

Il teatro entra in carcere con alcuni noti personaggi della drammaturgia classica per confrontarsi su tematiche di attualità: è l’esperimento che Gianluigi Belsito porta, la mattina del 15 luglio, nella Casa Circondariale di Bari con gli attori del suo Teatro del Viaggio, grazie al Direttore dell’istituto penitenziario dottoressa Valeria Pirè, in stretta collaborazione con l’Area Sicurezza e l’Area Trattamentale.

Dico la Verità, il titolo della performance, si stacca da un’impostazione del tipo palcoscenico-platea per diventare una sorta di confessione intima, più dolce o più dura, più intangibile o più diretta, rivolta a un numero limitato di spettatori che fungono da interlocutori silenziosi.

Così “Medea” di Euripide racconta dal suo controverso punto di vista perché ha ucciso i suoi bambini, l’ebreo “Shylock” dello shakespeariano Mercante di Venezia accende un faro sul razzismo, “Dorian Gray” di Oscar Wilde denuncia una società che ci vuole eternamente giovani e belli, la “Fedra” di Racine si innamora perdutamente di un ragazzo molto più giovane di lei, figlio di suo marito, “Nora” da Casa di Bambola di Ibsen diventa l’eroina della emancipazione della donna, “Antigone” di Sofocle con la sua pietas verso il fratello ucciso in guerra combatte tenacemente contro la legge che ne impedisce una degna sepoltura, “Else” dal racconto di Schnitzler arriva a conseguenze estreme per essere stata costretta ad un incontro lascivo, “Edoardo II” di Marlowe cerca un compromesso tra amore omosessuale e ragion di stato.

Marco Jacopo Montaruli, Michelangelo Camero, Wilma De Feudis, Pia Ferrante, Cindy Gjergji, Isa Papagni, Girolamo Spagnoletti, Sonia Storelli e Angelica Uva, sotto la guida di Belsito, hanno rielaborato personalmente i loro monologhi che propongono ai detenuti per una riflessione congiunta.

L’evento, che si avvale del supporto di Amnesty Puglia e Matera, è rigorosamente a porte chiuse ma vuole avvalorare l’importanza di aprire alla cultura un luogo in cui rieducare è un valore.

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