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Addio a Tupperwave, il colosso dei contenitori sta fallendo

La multinazionale americana ha annunciato di aver avviato una procedura fallimentare

Pubblicato da: redazione | Mar, 24 Settembre 2024 - 20:00
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Il gigante dei contenitori per alimenti Tupperware rischia di scomparire. Dopo anni di difficoltà, l’azienda americana produttrice dei famosi contenitori di plastica ha comunicato di aver avviato una procedura fallimentare. “Per anni, la nostra situazione finanziaria è stata pesantemente influenzata da un contesto macroeconomico sfavorevole” – ha dichiarato Laurie Ann Goldman, CEO della società, che ha fatto ricorso alla protezione del Capitolo 11, la legge americana sui fallimenti. Goldman ha spiegato che l’azienda ha valutato diverse opzioni strategiche, giungendo alla conclusione che questa scelta fosse “la migliore soluzione” in quanto avrebbe garantito “la flessibilità necessaria” per portare avanti la trasformazione digitale e tecnologica dell’impresa.

Il gruppo, con sede a Orlando, Florida, ha manifestato l’intenzione di proseguire le proprie attività durante la procedura fallimentare, assicurando che continuerà a pagare dipendenti e fornitori, come sottolineato dalla Goldman. Nei documenti depositati presso il tribunale fallimentare del Delaware, Tupperware ha stimato un valore dei propri beni compreso tra 500 milioni e un miliardo di dollari, mentre le passività oscillano tra uno e dieci miliardi. L’azienda ha inoltre indicato tra 50.000 e 100.000 creditori.

Ieri, il titolo azionario di Tupperware è stato sospeso a Wall Street. Già a metà agosto, il gruppo aveva annunciato di trovarsi ancora di fronte a “gravi problemi di liquidità” e di avere “dubbi sulla propria capacità di proseguire l’attività”. Sebbene il marchio Tupperware sia sinonimo di conservazione alimentare, la società è appesantita da anni di debiti e ha dovuto affrontare una ristrutturazione del debito già nel 2020. Il gruppo non pubblica bilanci dal 2022, anno in cui il fatturato è sceso a 1,3 miliardi di dollari, segnando un calo del 42% rispetto a cinque anni prima.

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