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Crisi del carciofo pugliese, l’allarme: “Penalizzati soprattutto i piccoli produttori”

La denuncia dell'associazione dei lavoratori e produttori agroalimentari di Puglia

Pubblicato da: redazione | Dom, 4 Gennaio 2026 - 22:22
Crollo prezzi del carciofo brindisino in campagna (1)

La crisi del carciofo pugliese non è un fatto isolato, ma il segnale evidente di un sistema agroalimentare che continua a comprimere il valore alla produzione e a penalizzare i piccoli agricoltori. A denunciarlo è Antonio Macchia, presidente di ALPAA Puglia (Associazione lavoratori produttori agroalimentari), che punta il dito contro una filiera squilibrata, incapace di garantire redditività alle aziende agricole e stabilità alle produzioni locali.

Il paradosso dei prezzi è sotto gli occhi di tutti: pochi centesimi riconosciuti ai produttori, insufficienti a coprire i costi di produzione, mentre il prodotto arriva sugli scaffali con rincari significativi. “Nel mezzo – spiega Macchia – il valore si perde. A lavorare in perdita sono soprattutto i piccoli produttori agricoli, mentre cittadini e famiglie si trovano a pagare prezzi sempre più alti”.

Per le aziende agricole pugliesi di dimensioni ridotte, spesso a conduzione familiare, questa dinamica è diventata insostenibile. Quando il mercato del fresco rallenta, il carciofo finisce all’industria di trasformazione a prezzi ancora più bassi, talvolta inferiori ai costi di raccolta e manodopera. “Questo significa rinunciare agli investimenti, accumulare debiti e, troppo spesso, abbandonare i campi”, sottolinea il presidente di ALPAA Puglia, richiamando le conseguenze economiche e sociali per i territori rurali.

La crisi del carciofo, però, è solo l’ultimo tassello di un quadro più ampio. “È lo stesso schema che da anni colpisce il comparto cerealicolo e quello olivicolo”, evidenzia Macchia. Grano e olio, pilastri dell’agricoltura pugliese, subiscono la pressione di prezzi all’origine sempre più bassi e di importazioni che entrano nel mercato a condizioni non comparabili con quelle imposte agli agricoltori italiani. In assenza di una reale reciprocità delle regole, la concorrenza diventa sleale e colpisce soprattutto le aziende più piccole e radicate nel territorio.

Le produzioni agricole pugliesi rappresentano un presidio di qualità, biodiversità e sostenibilità, a tutela della salute dei consumatori e dell’equilibrio dei territori rurali.

Un modello che pone anche una questione di qualità e sicurezza delle produzioni agroalimentari. “Gli agricoltori pugliesi – ricorda Macchia – rispettano giustamente norme severe su tracciabilità, uso dei fitofarmaci e tutela ambientale, sostenendo costi più elevati. È indispensabile che queste stesse regole valgano per tutti, anche per i prodotti importati, per garantire trasparenza e fiducia lungo tutta la filiera. ”.

Da qui l’appello alle istituzioni soprattutto quelle nazionali ed europee affinché intervengano con misure concrete. ALPAA Puglia chiede un riequilibrio della filiera, capace di assicurare prezzi equi alla produzione, rafforzare i controlli sull’origine dei prodotti e garantire regole uguali per tutti negli scambi commerciali. Allo stesso tempo, è necessario sostenere i piccoli produttori e valorizzare le produzioni locali, riducendo le distorsioni tra prezzo all’origine e prezzo al consumo.

“Il carciofo oggi, il grano e l’olio ieri: senza un cambio di rotta, altre produzioni seguiranno la stessa sorte», conclude Antonio Macchia. «Difendere l’agricoltura pugliese significa difendere lavoro, territorio e qualità delle produzioni. Ignorare questo allarme vuol dire accettare un modello che impoverisce i campi e rende il Paese sempre più dipendente dalle importazioni”.

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