Il mercato del lavoro in Puglia si trova davanti a sfide significative nei prossimi anni. Le previsioni fino al 2029 non lasciano molto spazio all’ottimismo: la crescita occupazionale stimata è tra lo 0,6% e lo 0,9%, numeri che riflettono l’esaurirsi dell’effetto positivo del PNRR, che pure aveva sostenuto il sistema regionale con investimenti importanti, ma senza generare un vero slancio strutturale.
A preoccupare è soprattutto la composizione del personale attivo: il 64,4% dei lavoratori ha più di 55 anni, con un incremento di oltre sei punti negli ultimi due anni. Questo fenomeno riflette un mercato del lavoro senza prospettive per i più giovani, che spesso si spostano altrove in cerca di opportunità più concrete e stimolanti.
Nonostante le difficoltà, il fabbisogno di personale in Puglia tra oggi e il 2029 si aggira tra le 189mila e le 213mila unità. Tuttavia, circa tre quarti di questa domanda deriva da turnover e pensionamenti, più che da nuova occupazione. In pratica, la crescita reale rischia di restare minima, mentre il mercato del lavoro si trasforma sotto la spinta della transizione ecologica e tecnologica, di congiunture internazionali e di scelte istituzionali poco lungimiranti. Il risultato è una sostituzione di occupazione ad alto valore aggiunto con lavori più precari e meno remunerativi, che spinge i giovani a lasciare la regione e aumenta le disuguaglianze sociali.
“La partita che si gioca è cruciale”, avverte Stefano Frontini, segretario generale della UIL Puglia. “L’economia cresce poco e il lavoro si muove quasi esclusivamente per ragioni demografiche. Se il turnover non viene coperto, il peso ricade su chi già lavora, aumentando stress, insicurezza e disuguaglianze”.
Per il 2026, Frontini auspica un cambio di passo nella politica regionale. Alla guida della Puglia, spiega, serve una strategia chiara che ponga al centro l’occupazione, orientando spesa pubblica e fondi verso lavoro stabile e qualificato, sostenendo la contrattazione di secondo livello e investendo in servizi e filiere di qualità, così da creare condizioni concrete per un futuro lavorativo più solido e inclusivo.