Dal chiosco di ceviche in America Latina ai ristoranti di pesce in Cina, fino alle confezioni di tonno in scatola nell’Unione Europea: il pesce che arriva in tavola potrebbe non essere quello indicato in etichetta. A lanciare l’allarme è la FAO, che ha pubblicato un rapporto sulle frodi nel settore ittico realizzato insieme al Centro congiunto FAO/AIEA per le Tecniche Nucleari in Alimentazione e Agricoltura.
Secondo il documento, alcuni studi stimano che fino al 30% dei prodotti ittici serviti nei ristoranti possa essere etichettato in modo errato. Negli Stati Uniti, fino a un terzo dei prodotti acquatici venduti non corrisponderebbe a quanto riportato sulla confezione, mentre meno dell’1% delle importazioni viene sottoposto a test.
I rischi riguardano sia la salute pubblica sia la sostenibilità ambientale. Alcune specie, se consumate crude, possono comportare pericoli sanitari; il ricongelamento dei frutti di mare aumenta il rischio di proliferazione batterica. Ma alla base delle frodi, evidenzia il rapporto, vi sono soprattutto motivazioni economiche.
Vendere salmone atlantico allevato come salmone del Pacifico pescato in natura può garantire un margine aggiuntivo fino a 10 dollari al chilogrammo. In Italia, il branzino allevato venduto come locale può raggiungere prezzi da due a tre volte superiori rispetto a quello proveniente da Grecia o Turchia, e ancora più elevati se commercializzato come pescato. Tra le pratiche segnalate anche l’aggiunta di acqua ai prodotti ittici per aumentarne peso e valore.
Il rapporto cita diversi casi studio che riguardano anche l’Italia, in particolare sulla pesca del branzino e sull’allevamento delle cozze. Viene richiamato il lavoro del FishLab del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, impegnato nella sicurezza e tracciabilità dei prodotti della pescaA livello globale, alcune frodi servirebbero inoltre a mascherare la provenienza geografica del pescato o a occultare sforamenti delle quote di pesca. Pratiche che, secondo la FAO, mettono a rischio non solo i consumatori ma anche la sostenibilità degli stock ittici.
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