La tradizione di consumare dolci la domenica a Bari ma anche in tutta Italia ha radici profonde, che affondano nella cultura contadina, nella religione e nella necessità storica di celebrare il giorno di riposo. Nasce come un rituale di pausa e condivisione dopo la messa, segnando una distinzione netta tra i giorni lavorativi e il giorno del Signore.
Dal punto di vista religioso e di festa bisogna considerare che storicamente, la domenica è il giorno dedicato alla famiglia e al riposo. Dopo la messa, il pranzo domenicale diventava il momento per riunirsi, e il dolce – spesso chiamato “pastarella” a Roma o “guantiera” a Napoli – era il coronamento di un pasto abbondante, un segno di ringraziamento e prosperità.
In passato, poi, gli ingredienti dolci (zucchero, burro, miele, uova) erano costosi o rari. I dolci non venivano consumati quotidianamente, ma riservati alle domeniche o alle festività per celebrare un momento di rottura rispetto alla consueta scarsità. E poi c’è la tradizione dei “conventi”. Molti dolci tipici regionali, specialmente nel Sud Italia, nascono nelle cucine dei conventi e dei monasteri, dove le suore di clausura preparavano prelibatezze per occasioni speciali, influenzando la pasticceria secca e secolare.
Portare un vassoio di dolci, specialmente se si è ospiti, è diventato un gesto di ospitalità e affetto che unisce la comunità e la famiglia. In sintesi, la tradizione nasce come celebrazione della domenica come “festa delle feste”, una pausa per gratificare il palato e la famiglia dopo una settimana di fatiche.