Il sistema produttivo pugliese continua a lanciare segnali preoccupanti. Nel 2025 le ore di cassa integrazione autorizzate hanno superato i 30 milioni, con una crescita significativa rispetto al 2023 e un leggero calo rispetto al 2024. Un dato che, secondo la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, non lascia spazio a fraintendimenti: “Le ore di cassa integrazione autorizzate in Puglia nel 2025 descrivono un sistema produttivo ed economico ancora in forte sofferenza: si superano le 30 milioni di ore di Cig, il 30% in più rispetto al 2023 e poco sotto il dato totale del 2024. Tutto questo mentre il Governo non ha uno straccio di strategia industriale e continua a propagandare un Paese e un Sud che cresce”.
A preoccupare è soprattutto la cassa integrazione straordinaria, con oltre 22 milioni di ore, sintomo di crisi aziendali complesse e strutturali. “Dietro quei numeri – continua Bucci – ci sono crisi conclamate, processi di ridimensionamento produttivo e quindi occupazionale, le difficoltà per far fronte ai costi energetici aumentati, scelte organizzative errate, in alcuni casi strutture dimensionali e manageriali che non reggono una competizione sempre più globale che si gioca su qualità e innovazione. Ma, soprattutto, ci sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che rischiano di perdere il proprio posto e vanno avanti con redditi già mediamente bassi che risultano fortemente ridotti a causa della condizione di cassa integrazione”.
La situazione non è uniforme sul territorio. La provincia di Taranto, colpita dalla crisi del settore siderurgico, rappresenta oltre la metà delle ore totali, seguita da Bari con 6 milioni e Lecce con 4 milioni. Brindisi, Foggia e la Bat registrano numeri più contenuti, ma anche lì si registrano aumenti preoccupanti rispetto agli anni precedenti. Dal punto di vista dei settori economici, l’industria assorbe la gran parte della cassa integrazione, con il metallurgico al centro della crisi, seguito dal meccanico, dal tessile e dall’abbigliamento, fino al legno-arredo e alle costruzioni.
Secondo Bucci, la fotografia dei dati della Cig mette in luce una realtà chiara: “Una fotografia che allarma perché l’esplodere della straordinaria significa che le crisi sono strutturali, spesso senza prospettive per l’attività e i lavoratori coinvolti. È la ragione per cui soprattutto al Sud servirebbero strategie e investimenti a sostegno dell’industria, per evitare il rischio desertificazione. Se pensiamo a come il Governo sta gestendo – o meglio non è in grado di gestire – le crisi della siderurgia, dell’automotive, della chimica, non possiamo che essere preoccupati dell’incapacità e delle scelte prese da Mimit e Governo”.
La Cgil nazionale ha già elaborato un documento dedicato al Mezzogiorno, che conterrà analisi e proposte da portare avanti nei prossimi mesi sul territorio pugliese. L’obiettivo, spiega la segretaria regionale, è mettere in campo una strategia concreta per sostenere l’industria locale e creare prospettive per i lavoratori, evitando che l’assenza di politiche industriali trasformi la crisi in un declino irreversibile.