La Puglia si ritaglia un ruolo di primo piano nel segmento più innovativo e strategico del momento: quello delle birre low / no alcol. Alla XXI edizione di “Birra dell’Anno”, il concorso organizzato da Unionbirrai e svoltosi a Rimini durante Beer&Food Attraction, i birrifici pugliesi portano a casa 5 riconoscimenti complessivi (2 ori, 1 argento e 2 menzioni), con un risultato che evidenzia una direzione chiara: qualità anche con gradazioni ridotte.
A guidare il medagliere regionale è Birrificio Birranova di Triggianello–Conversano (Bari), protagonista assoluto nella categoria dedicata alle birre con contenuto alcolico inferiore all’1,2% in volume: oro con Hop Gainer e argento con Giara AF. Un doppio podio che certifica non solo la solidità tecnica del birrificio, ma anche la maturità di un segmento in forte crescita, sempre più richiesto dal mercato e dai consumatori attenti al bere consapevole.
Il bilancio pugliese si completa con un ulteriore primo posto: Birranova conquista anche la medaglia d’oro nella categoria delle Italian Grape Ale “white” con Ruffiana, confermando la capacità di interpretare con personalità stili diversi e di legare la produzione brassicola alle vocazioni del territorio.
Accanto ai successi di Birranova, la Puglia ottiene anche due menzioni: Officine Birrai di Lecce nella categoria delle strong ale di ispirazione anglosassone e Delta Esse Brewery di Andria nella categoria delle imperial porter e russian imperial stout. Un quadro che racconta un territorio capace di spaziare tra interpretazioni contemporanee e stili strutturati, mantenendo al centro la qualità.
Il risultato assume un significato particolare in un momento in cui il comparto sta affrontando un’evoluzione dei consumi. Il segmento low / no alcol non è più una nicchia, ma una leva strategica per ampliare il pubblico e intercettare nuove abitudini, senza rinunciare all’identità artigianale.
“Birra dell’Anno è la fotografia più autentica del nostro movimento: qui non contano le mode, ma il lavoro, la cura e la coerenza – dichiara Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai –. In un periodo complesso, con i consumi fuori casa in calo che si riflettono sull’intera filiera, questi risultati raccontano una comunità che non arretra. Il taglio delle accise, frutto di un impegno costante portato avanti da Unionbirrai a tutela dei piccoli produttori, ha dato ossigeno al comparto e dimostra che quando le istituzioni ascoltano il settore, le misure possono avere un impatto concreto. Trent’anni dopo il primo fermento del 1996 – aggiunge – celebriamo un comparto maturo, più consapevole e competitivo. Proprio per questo Birra dell’Anno continua a fondarsi sulla degustazione rigorosamente alla cieca: è il metodo che garantisce imparzialità, tutela il merito e rafforza la credibilità del premio, assicurando che a vincere sia esclusivamente la qualità”.