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Infermieri italiani tra i meno pagati in Europa, potere d’acquisto giù fino a 16mila euro

Almeno il 71% avrebbe debiti, l'allarme del Nursing Up

Pubblicato da: redazione | Gio, 26 Febbraio 2026 - 09:01
Doctor working in hospital. Healthcare and medical service.

La sanità pubblica italiana fa i conti con una crisi salariale che investe in pieno il personale infermieristico. Negli ultimi vent’anni il reddito familiare pro capite in Italia è diminuito del 4,4%, mentre la media europea è cresciuta del 22%. È quanto emerge dai dati Eurostat e Ocse diffusi in occasione dell’analisi sullo stato delle retribuzioni nel comparto sanitario. L’Italia, insieme alla Grecia, è l’unico grande Paese europeo a non aver recuperato i livelli economici precedenti alla crisi del 2008.

Negli ultimi cinque anni, il lieve miglioramento registrato dalle statistiche sarebbe legato soprattutto alla riduzione della popolazione e all’aumento degli occupati, più che a un reale recupero del potere d’acquisto. Circa tre milioni di famiglie hanno mantenuto l’equilibrio grazie a un secondo reddito, mentre per altre dodici milioni la situazione economica è peggiorata.

“Perdere reddito reale per vent’anni consecutivi – dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up – significa indebolire il tessuto sociale e colpire in modo diretto chi regge la sanità pubblica”. Secondo il report Health at a Glance Europe 2024, un infermiere italiano percepisce in media 32.600 euro lordi annui, contro i 39.800 della media europea. In Germania la cifra supera i 49mila euro, nei Paesi Bassi i 47mila, in Belgio arriva a 72mila e in Lussemburgo sfiora i 79mila. Il divario rispetto alla media Ue supera i 7-10mila euro all’anno, che in busta paga si traducono in stipendi netti mensili compresi tra 1.450 e 1.750 euro.

Tra blocchi contrattuali, inflazione e mancata indicizzazione, la perdita di potere d’acquisto sarebbe arrivata fino a 10mila euro annui per un neoassunto e fino a 16mila euro per un professionista con quarant’anni di servizio. Tra il 2019 e il 2022 l’aumento reale si sarebbe fermato all’1%. Il 71% degli infermieri dichiara inoltre di aver fatto ricorso a prestiti, anche familiari, per riuscire a coprire le spese mensili. “Se il 71% è indebitato – sottolinea De Palma – significa che stiamo comprimendo la colonna portante del Servizio sanitario nazionale”. Persistono forti differenze territoriali. Secondo i dati Aran, il trattamento medio annuo è di 37.204 euro in Trentino-Alto Adige contro 26.186 euro in Molise, con scarti legati soprattutto alle componenti accessorie dello stipendio. Un divario che alimenta la mobilità interna ed estera e che contribuisce ad aggravare le carenze di personale nelle aree meno remunerative. Per riallineare le retribuzioni al costo della vita, secondo Nursing Up sarebbe necessaria una rivalutazione strutturale tra il 30% e il 35%. “Non servono bonus – conclude De Palma – ma una scelta politica stabile. Qui è in gioco la tenuta del SSN”.

Foto repertorio

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