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Bari, 27 anni e un sogno con le mani nell’argilla: vivere di ceramica. “E’ difficile, ma sono coraggiosa”

La storia dell'artista barese, Federica Cinquepalmi

Pubblicato da: Francesca Emilio | Mar, 24 Febbraio 2026 - 10:58
Federica Cinquepalmi

Aveva 16 anni quando ha messo le mani nell’argilla per la prima volta. Oggi ne ha 27 e quella materia antica è diventata la linea continua della sua vita. Federica Cinquepalmi, barese, non ha mai smesso di credere che l’arte – e in particolare la ceramica – potesse diventare molto più di una passione nonostante le criticità che si incontrano quotidianamente, soprattutto per chi sceglie di tuffarsi in mestieri diversi da quelli che offrono maggiori certezze. Ma andiamo per gradi.

Federica ha scoperto la ceramica giovanissima quando, durante un anno all’estero ha scoperto che fare arte non è solo lo studio della storia, ma anche viverla in modo pratico tramite la pittura e la manualità. Quel ritorno alla “materia” non si è più interrotto. Tornata in Puglia, Federica inizia a frequentare workshop e corsi “a puntate”, come li definisce lei. Poi la scelta universitaria: Disegno industriale al Politecnico, convinta che quella strada potesse portarla a un lavoro manuale. “Pensavo – racconta – che avrei potuto fare prototipi, lavorare in laboratorio, esprimere il mio estro artistico. In realtà era un lavoro al pc. Ma non ho mai lasciato la ceramica. Anche i progetti universitari finivano sempre per convergere su quel tema”, evidenzia. Così, la sua tesi diventa quasi un manifesto personale: un vaso formalmente imperfetto, realizzato con tecnologia di stampa 3D, che attraversa fasi di errore e aggiustamento prima di arrivare alla forma finale. “Se non fai determinati calcoli e aggiusti, l’oggetto resta imperfetto. Ma se intervieni, il prodotto finito può essere perfetto”. Una riflessione tecnica che suona anche come una dichiarazione di metodo.

Dopo la triennale, la ricerca la porta a Faenza, città simbolo della ceramica. Qui si iscrive a un corso universitario di design del prodotto e contemporaneamente a un percorso regionale per tecnico ceramico. Due corsi insieme e una città attraversata in bicicletta con giornate piene della sua passione. “Avevo molta fame di sapere, volevo imparare più cose possibile – racconta – ho cercato di ottimizzare tutto. Facevo due corsi contemporaneamente, mi spostavo in bici da una parte all’altra della città”. A Faenza trova un ecosistema diverso rispetto a quello barese. Il primo workshop è dedicato alla ceramica primitiva contemporanea, con cottura nella terra. Viene ospitata dal Museo Carlo Zauli, fondato dal ceramista e scultore Carlo Zauli e oggi centro attivo di residenze artistiche. “Sono grata e sono ancora in contatto con Matteo Zauli. È un luogo dove si respira apertura, confronto, rispetto”, specifica. In città, inoltre, si tiene Argillà e ha sede il Museo Internazionale delle Ceramiche, punto di riferimento mondiale. “A Faenza ho trovato molta più apertura. Ognuno rispetta l’altro perché sono tutti diversi: c’è chi fa arte, chi artigianato, chi ricerca. C’è voglia di fare questo mestiere, e continua a venire gente dall’estero”, aggiunge ancora. Prima di arrivare in Emilia-Romagna, aveva tentato la strada pugliese, a Grottaglie. “Ci ho provato anche qui. Sono andata a Grottaglie, ma è arrivato il Covid e sono stata costretta a tornare a casa”. Il rientro non è una resa, ma un primo passo verso il futuro che aveva già delineato anni prima tanto da trasformare la sua vecchia stanza in studio domestico. “Ho iniziato a sperimentare da sola. Non è difficile accedere alla ceramica, la cultura c’è anche qui. Forse manca un po’ di iniziativa nel condividere”, ha detto ancora.

Ma qualcosa è cambiato lo scorso novembre, quando ha preso parte alla manifestazione “Terra Fuoco”, coinvolta da Paolo De Santoli insieme ad altri artisti. “In quell’occasione ho sentito l’urgenza di spostarmi da un intento artigianale a una volontà più espressiva. È stato come partorire qualcosa. Ero stanca, visibilmente stanca, ma era una stanchezza soddisfacente. Avevo compiuto qualcosa di grande”. È la prima volta in cui si percepisce pienamente come artista. “Mi ha fatto piacere essere coinvolta. Qualcuno mi ha vista per la mia parte artistica. Ho sorpreso anche Paolo, che conosceva il mio background”. Preziosa anche l’esperienza del Premio Rometti, nel 2024, quando è stata selezionata tra i finalisti con il suo progetto “Nero su bianco”, un portacandela raccogli pensieri, un oggetto che diventa custode di pensieri intimi scritti su carta immaginati in un contesto conviviale.

E’ da queste esperienze che quell’urgenza di “esprimersi” e unire il mondo dell’artigianato al mondo dell’artista si fanno più forti. Lo dimostra il fatto che Federica non riesce mai a fare due pezzi identici. “Ci ho provato, magari riprendo un progetto vecchio, ma è sempre bello vedere come evolve. Per me le creazioni sono fotografie tattili di un periodo della mia vita”. Alcuni oggetti hanno titoli, altri diventano “famiglie”, vere e proprie collezioni. Ogni pezzo nasce ex novo. Oggi lavora ancora in uno studio domestico, in attesa che si concludano i lavori nel nuovo spazio a Conversano, luogo in cui spera presto di poter vivere di arte, la sua. Intanto produce, sperimenta, prepara pezzi da vendere nei mercatini o su richiesta. Ma non solo, nel frattempo, per sostenersi, lavora anche a contatto con i turisti. “Mantengo attive le mie skill linguistiche e cerco sempre un modo per inserire la ceramica in quello che faccio. A volte il lavoro te lo inventi: un tour a Grottaglie, un’esperienza tradizionale legata al territorio. Sono coraggiosa ma anche consapevole. So che non è scontato vivere di questo e bisogna darsi tempo finché qualcosa ingrana”.

Negli ultimi anni l’interesse verso la ceramica è cresciuto esponenzialmente, anche sui social. “Ognuno ha la propria unicità. È vero, a volte scoppiano polemiche sul copiare, ma riconoscere l’oggetto e la sua origine è importante. Desidero riuscire a farcela solo con questo lavoro”. A 27 anni sa che la strada è lunga, che avviare un’attività non è mai a costo zero, che servono linee produttive e quantità maggiori. Ma sa anche che l’argilla non è un passatempo ed è da qui, da questa passione che Federica sta costruendo un sogno concreto, lavorandolo lentamente, così come si lavora l’argilla, con la consapevolezza che forse non sarà perfetto, ma sarà il suo sogno. “Mi sento fortunata – dice infine – non mi viene chiesto di mettere da parte la ceramica in favore di altri lavori. Mi riconoscono questa passione, ed è rispettata, questo conta molto e mi permette di guardare con fiducia al futuro”, conclude.

 

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