La fine di febbraio ha segnato uno spartiacque per diversi professionisti che negli ultimi anni hanno contribuito a sostenere il lavoro di musei, archivi e soprintendenze in Puglia. Dal primo marzo, infatti, quattordici figure specializzate — tra archeologi, architetti, archivisti e bibliotecari — hanno dovuto lasciare i propri incarichi dopo la scadenza dei contratti, chiusi il 28 febbraio. Una situazione che ha acceso le proteste della FP CGIL Puglia, che parla apertamente di un danno non solo occupazionale ma anche per la tutela del patrimonio culturale.
Per quasi tre anni questi lavoratori hanno rappresentato una risorsa fondamentale per uffici spesso alle prese con organici ridotti. In molti casi hanno garantito l’apertura dei musei, la gestione degli archivi e la lavorazione di pratiche delicate legate a interventi edilizi e paesaggistici. Un contributo che ora rischia di andare disperso proprio mentre il sistema culturale è chiamato ad affrontare nuove sfide, anche alla luce dei progetti finanziati con i fondi del PNRR.
La loro selezione risale al 2023, attraverso concorso. Da allora hanno lavorato accanto alle strutture del Ministero della Cultura diventando, di fatto, un supporto indispensabile per attività quotidiane e progetti di lungo periodo. In alcuni casi, spiegano, hanno anche affiancato e formato i colleghi assunti successivamente a tempo indeterminato, trasferendo competenze e procedure maturate sul campo.
“Vedere interrotto il proprio contributo proprio quando il PNRR richiede il massimo sforzo operativo è un paradosso inaccettabile,” dichiarano i lavoratori. “Abbiamo servito l’Amministrazione e i cittadini con passione, spesso oltre gli orari contrattuali, per amore del nostro patrimonio. Essere trattati come ‘usa e getta’ è un’offesa alla nostra professionalità.”
La questione è arrivata anche sul tavolo delle istituzioni locali. I rappresentanti della FP CGIL Puglia, tra cui il segretario regionale Dario Capozzi Orsini, il coordinatore regionale FP CGIL MiC Matteo Scagliarini ed Elisabetta Romito della FP CGIL Bari, hanno incontrato la dirigente della Soprintendenza di Bari Francesca Romana Paolillo per discutere delle conseguenze della mancata proroga dei contratti. Secondo il sindacato, senza queste professionalità il sistema culturale regionale rischia di subire rallentamenti pesanti.
Le ripercussioni, sostengono, potrebbero manifestarsi rapidamente. Dalla gestione delle autorizzazioni paesaggistiche ai procedimenti amministrativi, fino al funzionamento di musei e siti archeologici. Con un possibile effetto domino anche sui progetti finanziati con fondi europei, che richiedono competenze tecniche e continuità operativa per essere portati avanti.
Sul piano politico e sindacale la richiesta è chiara: intervenire subito per evitare che queste professionalità vadano definitivamente perdute. “Chiediamo proroghe immediate e un piano di stabilizzazione serio. Non è accettabile una visione della cultura come costo da tagliare: è l’investimento primario del Paese. Esistono solo i lavoratori, non categorie di serie A e serie B.” afferma il segretario generale della FP CGIL Puglia Luigi Lonigro.
Nei prossimi giorni il sindacato annuncia nuovi incontri con i rappresentanti istituzionali regionali per portare la questione all’attenzione della politica, sia a livello locale sia nazionale. L’obiettivo è trovare una soluzione che consenta di non disperdere competenze considerate essenziali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale pugliese.