Non serve fare il giro delle periferie, basta camminare nel Murat o a Poggiofranco per trovarsi di fronte allo stesso, deprimente spettacolo: un vecchio materasso appoggiato al cassonetto, un frigorifero che ‘arreda’ il marciapiede, poltrone sventrate lasciate lì come monumenti al degrado. Bari è invasa dai rifiuti ingombranti, ma molte volta la colpa non è della macchina comunale. Abbiamo testato il servizio Amiu e possiamo dire con certezza dire che è puntuale e preciso.
Il vero paradosso è che Bari gode di un servizio di ritiro ingombranti gestito da Amiu Puglia che, dati alla mano, funziona. Prenotare il ritiro è semplice, gratuito e veloce: una telefonata o un clic sul portale dedicato e gli operatori arrivano fin sotto casa. Non ci sono liste d’attesa infinite, né costi. Eppure, una parte della cittadinanza continua a preferire il ‘lancio del mobile’ notturno.
Perché trascinare un divano per tre isolati col rischio di essere multati, quando basterebbe lasciarlo davanti al portone nel giorno concordato? La risposta sta in un’incapacità cronica di rispettare il bene comune. È pigrizia intellettuale, è quel senso di impunità che porta a pensare: “Tanto qualcuno passerà a prenderlo”. Mentre i turisti su Paytourist bocciano la nostra pulizia urbana, i baresi continuiamo a boicottare se stessi. Abbandonare un elettrodomestico in strada non è solo un reato ambientale, è uno schiaffo alla bellezza di una città che aspira a essere capitale del turismo.
Le fototrappole e le multe della Polizia Locale sono uno strumento, ma non possono essere la soluzione definitiva se manca la base: l’educazione. Se il servizio Amiu c’è ed è efficiente, ogni frigo abbandonato per strada è un atto di vandalismo consapevole. Si potrebbe smettere di puntare il dito solo contro Palazzo di Città e iniziare a guardare chi, nel cuore della notte, trasforma i nostri marciapiedi in discariche a cielo aperto.