Il gruppo consiliare alla Regione di Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge per dare attuazione piena a quanto disposto a livello europeo (primo firmatario il vicepresidente del Consiglio Renato Perrini, il capogruppo Paolo Pagliaro, la vice Tonia Spina e i consiglieri Tonia Spina e i consiglieri Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro e Giampaolo Vietri)
“Garantire ai cittadini pugliesi l’accesso gratuito alla propria documentazione clinica, inclusa la cartella sanitaria, senza ostacoli burocratici ed economici. È l’obiettivo della nostra proposta di legge, primo firmatario il consigliere Renato Perrini. L’iniziativa legislativa, per altro, punta a dare piena attuazione alla sentenza C-307/22 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – spiegano – La Corte di Giustizia, infatti, è stata chiara: ogni cittadino ha diritto a ottenere gratuitamente la prima copia dei propri dati sanitari. Nonostante ciò, in molte strutture pugliesi, sia pubbliche che private, vengono ancora applicati tariffari anacronistici, senza fondamento giuridico. Ancora più grave è il fatto che ciò avvenga anche per il rilascio della documentazione in formato digitale e senza costi reali per l’ente. La nostra pdl nasce, quindi, per mettere fine a una situazione disomogenea e iniqua, che penalizza i cittadini. Non è accettabile che un diritto sancito a livello europeo resti disatteso, o applicato in modo discrezionale”.
“Questo strumento deve diventare il canale principale e permanente per garantire trasparenza, tempestività e gratuità. Nell’attesa della sua piena operatività, introduciamo comunque procedure semplici e gratuite, tramite pec. Si tratta di una legge di civiltà, che non comporta nuovi oneri per il bilancio regionale, ma che rafforza diritti fondamentali, migliora la trasparenza amministrativa e restituisce ai cittadini il pieno controllo delle proprie informazioni sanitarie – concludono – La sanità pubblica deve essere al servizio delle persone. Con questa iniziativa legislativa si vuole affermare un principio semplice: i dati sanitari appartengono ai cittadini, non alle strutture che li custodiscono”.