L’aumento dei prezzi dell’energia torna a preoccupare imprese e famiglie. A lanciare l’allarme è Confartigianato Bari-BAT-Brindisi, che segnala come le recenti tensioni geopolitiche internazionali, in particolare il conflitto in Medio Oriente, stiano esercitando nuove pressioni sui mercati energetici con possibili ripercussioni anche sull’economia locale.
Negli ultimi giorni le quotazioni delle principali materie prime energetiche hanno registrato nuovi rialzi. Il prezzo del petrolio Brent è tornato oltre i 90 dollari al barile, con punte superiori ai 100 dollari nelle fasi più critiche, livelli che non si registravano da tempo e che riflettono le incertezze legate alla sicurezza delle rotte energetiche nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Aumenti si registrano anche sul fronte dell’energia elettrica e del gas in Europa. In Italia il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica è passato da circa 0,115 euro per chilowattora nel dicembre 2025 a circa 0,132 euro a gennaio 2026, con un incremento vicino al 15%. Analogo andamento per il gas: il prezzo all’ingrosso sul mercato italiano è salito da circa 0,327 euro per standard metro cubo a oltre 0,40 euro nei primi mesi del 2026, con rialzi superiori al 20%.
Secondo Confartigianato, questa nuova impennata rischia di tradursi in un aumento dei costi di produzione per le imprese e in un ulteriore aggravio per i bilanci delle famiglie. “Gli scenari geopolitici internazionali stanno determinando una nuova fase di forte instabilità dei mercati energetici – spiega il presidente di Confartigianato Bari-BAT-Brindisi Francesco Sgherza – e questo rischia di produrre effetti pesanti sull’economia reale. Le piccole imprese del nostro territorio, già messe alla prova da anni difficili e da una domanda interna ancora fragile, potrebbero subire un ulteriore aumento dei costi legati a energia, gas e carburanti”.
Per l’associazione di categoria l’aumento dei costi energetici rappresenta un fattore critico non solo per la competitività del sistema produttivo ma anche per il potere d’acquisto dei cittadini. “Il rischio – prosegue Sgherza – è quello di alimentare nuove tensioni inflattive che colpirebbero direttamente famiglie e imprese. Per questo auspichiamo che si riapra al più presto la strada del dialogo e della diplomazia internazionale, anteponendo la stabilità economica e l’interesse dei cittadini alle logiche di conflitto”. Confartigianato chiede inoltre un intervento tempestivo da parte delle istituzioni nazionali per contenere gli effetti del caro energia.
“Auspichiamo che il Governo metta in campo rapidamente misure efficaci per calmierare i costi energetici e sostenere il sistema produttivo – conclude Sgherza – evitando i ritardi registrati durante la precedente crisi legata al conflitto russo-ucraino. È necessario intervenire anche sul fronte del controllo delle dinamiche speculative, che rischiano di amplificare ulteriormente l’impatto della crisi su imprese e famiglie”. L’associazione continuerà a monitorare l’andamento dei mercati energetici, sollecitando interventi a sostegno delle piccole imprese e dell’economia del territorio.
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