La prevenzione della violenza negli ospedali passa anche dalla formazione e dall’organizzazione. La ASL Bari ha messo in campo un ampio pacchetto di strumenti pensati per ridurre le tensioni e prevenire aggressioni ai danni di chi ogni giorno lavora nei Pronto Soccorso, nei servizi psichiatrici o nel 118: quasi 200 infermieri di processo formati, 350 operatori coinvolti in corsi di gestione dei conflitti (de-escalation), nuove procedure organizzative e sistemi di allarme quando necessari. L’obiettivo è chiaro: spegnere ogni piccola “scintilla” prima che possa trasformarsi in violenza.
Questa attenzione sarà al centro dell’evento organizzato dal Comitato Unico di Garanzia della ASL Bari, presieduto da Lorenzina Maria Proscia, il prossimo 12 marzo 2026 nell’auditorium “Arcobaleno” dell’ex CTO, in occasione della Giornata Nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. Una mattinata di confronto aperta dai saluti istituzionali di Vito Montanaro, direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, e Luigi Fruscio, direttore generale ASL Bari, con testimonianze dirette di chi ha subito violenze e di professionisti impegnati a rafforzare strumenti concreti di prevenzione, sicurezza e cultura del rispetto, per creare ambienti di lavoro protetti e spazi di cura più accoglienti per i cittadini.
«La sicurezza dei nostri operatori è una priorità assoluta – commenta Luigi Fruscio –. Stiamo investendo su formazione, organizzazione e comunicazione perché la prevenzione nasce prima di tutto da ambienti di lavoro più strutturati e da un rapporto più chiaro e trasparente con i cittadini. I primi risultati, come quelli registrati al Pronto Soccorso del Di Venere, ci incoraggiano a proseguire su questa strada».
I dati evidenziano la complessità del fenomeno. Nel confronto tra il 2024 e il 2025 emerge un aumento delle segnalazioni, da 130 a 160, segno però anche di una maggiore sensibilizzazione del personale e di una più diffusa applicazione delle procedure aziendali. La maggior parte degli episodi riguarda aggressioni verbali, mentre quelle fisiche o miste rappresentano poco più del 20% dei casi. Gli operatori più colpiti restano medici, infermieri e psichiatri, con una prevalenza femminile tra le vittime.
«Contrastare la violenza contro gli operatori sanitari significa tutelare il diritto alla salute di tutta la comunità – afferma Vito Montanaro –. La Regione sostiene con convinzione percorsi di formazione, modelli organizzativi innovativi e investimenti sulla sicurezza. Ridurre la tensione nei luoghi di cura vuol dire migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare il patto di fiducia tra sistema sanitario e cittadini».
Oltre alla formazione, la ASL Bari ha intensificato l’analisi dei dati e la prevenzione, con 58 audit effettuati nel 2025 rispetto ai 48 dell’anno precedente, interventi mirati su procedure, vigilanza e comunicazione. I primi segnali positivi arrivano anche dai numeri: al Pronto Soccorso del Di Venere, le segnalazioni sono diminuite del 50% rispetto all’anno precedente.
Il fenomeno delle aggressioni resta una priorità, ma cresce la capacità dell’organizzazione di affrontarlo con strumenti strutturati, garantendo ambienti più sicuri per chi ogni giorno si prende cura dei cittadini e contribuendo a costruire un sistema sanitario più solido, rispettoso e attento.