La morte di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso la sera del 18 dicembre 2023, non fu il frutto di un incontro casuale o di una lite degenerata. La Corte d’Assise di Bari ha chiarito nelle 92 pagine di motivazioni della sentenza che quell’omicidio era “premeditato (…) ben prima della sua esecuzione”.
Il presunto assassino, l’operaio Salvatore Vassalli di Canosa di Puglia, “ha certamente serbato il suo proposito per un apprezzabilissimo lasso temporale”, scrivono i giudici. Per lui, lo scorso 8 gennaio, è arrivata la condanna all’ergastolo con l’aggravante della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi.
Quella sera Vassalli attese Di Giacomo sotto la sua abitazione in via Tauro, nel quartiere Poggiofranco, e poi lo aggredì sparandogli sei colpi di pistola e colpendolo con il calcio dell’arma quando era già a terra. Al termine dell’aggressione risalì in macchina e fece ritorno a Canosa. “L’imputato – scrivono i giudici – non ha casualmente incontrato la vittima, ma si è volutamente recato sotto la sua abitazione attendendone il ritorno, armato di una pistola illegalmente detenuta”.
Il movente, secondo la Corte, è legato a un risentimento personale. Deriva dal ritenuto errore di Di Giacomo nel trattamento fisioterapico subito dalla figlia di Vassalli, Ornella, che avrebbe causato danni permanenti secondo la famiglia. Ne nacque un processo civile finalizzato al risarcimento, tuttora in corso, ma una consulenza tecnica aveva ridimensionato l’entità del danno.
Arrestato a maggio 2024, al termine di indagini condotte dalla squadra mobile di Bari e coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dal pm Matteo Soave, Vassalli confessò l’omicidio. Sostenne però che si era recato a Bari solo per parlare con Di Giacomo e che aveva reagito a minacce e aggressioni fisiche, una versione che i giudici hanno definito inattendibile “perché irragionevole, contraddittoria, inverosimile e smentita dalle ulteriori emergenze processuali”.
I familiari di Di Giacomo sono stati assistiti dagli avvocati Michele Laforgia e Antonio Del Vecchio, che hanno seguito l’intero iter processuale fino alla sentenza definitiva. La vicenda chiude un capitolo drammatico ma lascia ancora aperte le questioni legate al risarcimento civile in corso.