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Tumore del colon in aumento in Italia, oltre 50mila casi l’anno: tanti i giovani

Screening ancora sotto il 50%

Pubblicato da: redazione | Ven, 27 Marzo 2026 - 14:30
Foto Freepik

Il tumore del colon-retto continua a rappresentare una delle principali criticità sanitarie in Italia, con oltre 50mila nuove diagnosi ogni anno. Un dato che si inserisce in un quadro europeo ancora più ampio, con circa 500mila casi annui. A preoccupare è soprattutto l’aumento dei casi tra i più giovani: negli ultimi anni, in diversi Paesi europei, si registra un incremento fino al 20% tra gli under 50.

Nonostante l’efficacia dei programmi di prevenzione, l’adesione agli screening resta però al di sotto del 50%, con il rischio di diagnosi tardive e conseguenze più gravi sul piano clinico. La diagnosi precoce resta infatti il principale strumento per ridurre l’impatto della malattia. Individuare polipi e lesioni in fase iniziale consente di intervenire prima che evolvano in forme tumorali. Tuttavia, uno degli ostacoli principali è rappresentato dalla scarsa adesione agli esami endoscopici tradizionali, spesso percepiti come invasivi.

In questo contesto cresce il ruolo di metodiche alternative, come la colonscopia virtuale, esame non invasivo basato su tomografia computerizzata. La tecnica consente di esplorare il colon attraverso ricostruzioni tridimensionali senza ricorrere a sondini endoscopici, con una durata di circa 20 minuti, senza dolore e senza necessità di sedazione. Attraverso l’elaborazione delle immagini, è possibile individuare polipi, neoplasie, diverticoli e altre patologie del colon-retto. L’esame è particolarmente indicato per i pazienti che non tollerano la colonscopia tradizionale o che presentano controindicazioni. In presenza di anomalie, resta comunque necessario ricorrere all’endoscopia per eventuali biopsie o interventi.

La metodica, basata su TAC a basse dosi di radiazioni e supportata da software avanzati, consente anche una valutazione più ampia degli organi addominali, offrendo un quadro diagnostico completo. Secondo gli esperti, l’integrazione tra esami tradizionali e tecniche meno invasive rappresenta una delle leve principali per aumentare l’adesione agli screening. L’obiettivo resta quello di intercettare la malattia nelle fasi iniziali, migliorando le possibilità di cura e riducendo l’impatto sul sistema sanitario. In un contesto segnato dall’aumento dei casi tra i giovani e da una partecipazione ancora limitata ai programmi di prevenzione, la sfida resta quella di rendere gli strumenti diagnostici sempre più accessibili e accettati dalla popolazione.

Foto Freepik

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