È servito a poco il palliativo del taglio temporaneo delle accise di 25 centesimi al litro su benzina e gasolio a seguito della guerra in Medio Oriente con costi che in tutte le regioni vanno ben oltre la “soglia psicologica” dei 2 euro al litro alla pompa. Una delle conseguenze di questa voragine dei prezzi che neanche un intervento seppur limitato nel tempo, ma significativo solo in termini meramente economici, è che mentre c’è chi resta letteralmente a piedi o riduce i chilometri di percorrenza a bordo dei propri veicoli a combustione v’è chi anche s’improvvisa “ladro” di benzina o gasolio per il proprio utilizzo o anche per rivenderlo. Giungono così come accade sovente quando si verificano queste imprevedibili impennate inflazionistiche segnalazioni di furti di carburante dalle auto in sosta, specialmente nelle ore notturne e addirittura dalle barche.
“C’è chi si è messo alla guida della propria autovettura e quando è ripartito si è visto con l’indicatore del serbatoio in giallo senza altre spiegazioni plausibili se non quella dell’estrazione furtiva perché i più esperti sono in grado di non lasciare quasi traccia. Un fenomeno che ritorna e che è in diretta connessione con la totale assenza di programmazione negli ultimi decenni in merito a piani alternativi di approvvigionamento energetico che ha portato ancora una volta alla dimostrazione che siamo un Paese pressoché assolutamente dipendente dalle “fonti fossili” e l’ennesima dimostrazione dell’incapacità governativa di frenare i prezzi alla colonnina di fronte a simili emergenze, probabilmente prevedibili in un quadro internazionale in cui il Medio Oriente continua ad essere da sempre una “polveriera” sotto la quale restano accese ceneri mai spente, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. “In ogni caso, si tratta di un’escalation da non sottovalutare da parte delle forze dell’ordine anche perché a pagare sono sempre ignari cittadini. Come abbiamo già fatto in passato in periodi di analoga crisi energetica, ricordiamo anche per coloro che si dovessero far “tentare” da queste condotte, che questo tipo di furto è ritenuto “aggravato” ai sensi dell’articolo 625 del codice penale e pertanto procedibile d’ufficio con pene da 2 a sei anni e della multa da euro 927 a euro 1500 mentre chi viene trovato in possesso senza poter fornire una spiegazione lecita rischia il non meno grave deferimento per ricettazione, reato punito dall’articolo 648 del codice penale con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329”.