C’è chi la considera una zona marginale, un lembo di terra tra asfalto e mare, ma per la natura la foce del canalone di Japigia è un ecosistema prezioso e insostituibile. Eppure, proprio in questo delicato equilibrio, qualcuno ha pensato bene di intervenire con il “fai-da-te”, costruendo strutture che sembrano vere e proprie aree relax: un baretto, un resort personale, o forse un rifugio privato. Tutto apparentemente abusivo e in totale sfregio alle norme di tutela. La denuncia arriva dal sito argonauti.org. (associazione dedita allo studio e alla condivisione di dati sulla natura e la biodiversità, con un focus particolare sulle regioni di Puglia e Basilicata)
La foce del Canalone non è un semplice scolo, ma una lama naturale di enorme valore naturalistico. È uno dei pochi luoghi della costa barese dove nidifica ancora il Fratino, un piccolo uccello protetto che sceglie le spiagge più tranquille per deporre le uova. Ma non è l’unico ospite illustre: l’area è un punto di sosta vitale per numerose specie migratorie e il luogo d’elezione per la riproduzione del rospo smeraldino.
Mentre le associazioni ambientaliste e i cittadini sensibili lottano per preservare questi sprazzi di biodiversità urbana, l’ignoranza e l’arroganza edilizia sembrano avere la meglio. Le strutture spuntate alla foce non solo violano i vincoli paesaggistici, ma rappresentano un disturbo letale per la fauna locale in un momento delicatissimo come quello della nidificazione. “In barba alle leggi e al buonsenso”, commentano i residenti che hanno notato le nuove costruzioni. La domanda che ora rimbalza tra i cittadini di Japigia è una sola: come è possibile che in un’area così visibile si possa impunemente “privatizzare” un pezzo di costa protetta?
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