La Puglia continua a perdere popolazione. Secondo i dati del bilancio demografico 2025 pubblicato dall’Istat, al 1° gennaio 2026 i residenti sono 3.865.277, in calo rispetto ai 3.877.395 dell’anno precedente. Un trend negativo che, negli ultimi 26 anni, ha portato alla perdita di oltre 168mila abitanti. A lanciare l’allarme è la Cisl Puglia, che evidenzia come il fenomeno sia legato sia alla diminuzione delle nascite sia all’aumento dei trasferimenti verso altre regioni e all’estero, soprattutto da parte dei giovani e dei più qualificati.
Il calo interessa quasi tutti i principali centri della regione, con le sole eccezioni di Bari e Lecce, che registrano invece un lieve aumento di residenti. Bari passa da 315.831 a 316.248 abitanti, mentre Lecce cresce da 94.187 a 94.387. In diminuzione, invece, città come Taranto, Foggia, Andria, Barletta, Brindisi e Trani. Parallelamente aumenta la popolazione straniera residente, che raggiunge quota 165.797 unità, in crescita rispetto alle 155.066 dell’anno precedente.
Particolarmente rilevante il dato relativo alla mobilità dei laureati. Nel 2024, ultimo dato disponibile, oltre 1.300 giovani tra i 25 e i 34 anni si sono trasferiti all’estero, mentre quasi 5mila nella stessa fascia d’età hanno scelto altre regioni italiane. Numeri che, secondo il sindacato, confermano una perdita significativa di capitale umano. Sul fronte della natalità, nel 2025 il tasso di fecondità scende a 1,11 figli per donna, al di sotto della media nazionale. Aumenta invece l’età media delle madri al parto, che si attesta a 32,59 anni.
“In soli 26 anni la Puglia ha perso oltre 168mila residenti, soprattutto tra i giovani e i più istruiti, attratti da maggiori opportunità altrove – sottolinea il segretario generale della Cisl Puglia, Antonio Castellucci –. Un fenomeno che impoverisce il mercato del lavoro e mette a rischio il futuro del sistema produttivo e del welfare”. Per il sindacato è necessario intervenire con politiche mirate, puntando su occupazione di qualità, sostegno alla natalità, formazione e innovazione. “Serve costruire una vera alleanza generazionale – conclude Castellucci – che coinvolga istituzioni, imprese e sistema formativo per affrontare le sfide del lavoro stabile, dello sviluppo delle competenze e dell’inclusione sociale”.
Foto repertorio