L’emergenza abitativa e il boom dei costi di trasporto stanno ridisegnando i bilanci delle famiglie baresi, trasformando quello che sembrava un affare economico in una vera e propria trappola finanziaria. Trovare un affitto sostenibile a Bari è diventato ormai un’impresa, e la fuga verso i comuni della provincia o dell’hinterland — come la cintura urbana del Municipio 5 o i centri limitrofi — è una scelta obbligata per migliaia di lavoratori. Tuttavia, il risparmio ottenuto sul canone di locazione rischia di rivelarsi un’illusione ottica, completamente azzerato dalle spese necessarie per raggiungere il posto di lavoro.
A lanciare l’allarme è la Cna, la cui ultima analisi evidenzia come Bari si collochi tra le città medie più penalizzate d’Italia da questo cortocircuito economico.I numeri per chi gravita attorno al capoluogo pugliese sono drastici. Una famiglia che sceglie di trasferirsi fuori città per tagliare 300 euro al mese sull’affitto si trova a sostenere oltre 2.000 euro annui di spese aggiuntive tra carburante, usura degli pneumatici, parcheggi e manutenzione ordinaria del veicolo. Se nelle grandissime metropoli come Milano o Roma il trasferimento nell’hinterland garantisce ancora un margine di guadagno netto, a Bari il quadro è decisamente più critico: qui il minor costo della casa viene assorbiti per oltre due terzi (più del 66%) dalle spese di mobilità. Spostandosi ancora più a Sud, in territori vicini come Lecce o Taranto, il vantaggio reale crolla dell’85-90%, riducendosi a pochissime centinaia di euro all’anno a fronte di ore passate nel traffico sulla strada statale 16.
Il fenomeno non morde soltanto i bilanci domestici, ma colpisce al cuore il tessuto produttivo della terra di Bari. Per le imprese artigiane che operano strutturalmente in movimento sul territorio — come impiantisti, elettricisti, idraulici e serramentisti — la gestione dei mezzi aziendali è diventata una tassa fissa insostenibile. Secondo i dati della CNA, un serramentista spende in media 4.500 euro l’anno di mobilità per veicolo, cifra che sale a 5.600 euro per un elettricista e sfiora gli 8.000 euro annui per gli installatori di impianti che coprono fino a 35.000 chilometri all’anno tra cantieri e clienti della provincia.Davanti a questa deriva, che rischia di impoverire i lavoratori e frenare la competitività delle imprese locali, la CNA sollecita un cambio di rotta politico immediato. Non bastano più le sole politiche abitative o i piani di edilizia agevolata. Diventa urgente e prioritario potenziare in modo strutturale la quantità e la qualità del trasporto pubblico locale, raccordando le periferie e i comuni della provincia ai poli occupazionali della città, per evitare che la distanza geografica si trasformi in una barriera economica insormontabile per i baresi.