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Bari e il caso Natuzzi, la protesta degli operai con una corona funebre simbolica: “Qui giace il Made in Italy”

Questa mattina la mobilitazione, alcuni operai si sono legati al cancello dell'azienda

Pubblicato da: redazione | Ven, 3 Luglio 2026 - 14:47
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Una corona di fiori funebre con la scritta “Qui giace il Made in Italy” è stata deposta questa mattina davanti alla sede centrale di Natuzzi, a Santeramo in Colle, in segno di protesta contro il piano industriale annunciato dall’azienda, che prevede la chiusura di tre stabilimenti nel Barese.

L’iniziativa è stata organizzata dai lavoratori nel giorno in cui è previsto lo stop definitivo dello stabilimento Jesce 2 di Santeramo in Colle e la chiusura temporanea dei siti Graviscella e Ps di Altamura. Il piano comporta il trasferimento di circa 700 lavoratori in altri stabilimenti del gruppo, con molti destinati alla cassa integrazione.

“I lavoratori si mobilitano nel giorno delle chiusure contro un piano industriale che impoverisce il territorio, riduce la presenza produttiva in Italia e scarica ancora una volta il peso della crisi su chi lavora”, dichiara il segretario generale della Fillea Cgil Puglia, Ignazio Savino.
“Ora le istituzioni devono intervenire con determinazione, imponendo a Natuzzi il ritiro del piano e la riapertura di un vero confronto”, aggiunge il sindacalista, ricordando come il comparto del mobile imbottito rappresenti circa 9mila posti di lavoro nell’area murgiana, con una quota significativa direttamente o indirettamente legata all’attività del gruppo Natuzzi.

Secondo Savino, le chiusure annunciate “non sono accettabili”, anche alla luce delle ingenti risorse pubbliche ricevute dall’azienda negli ultimi ventitré anni tra incentivi, sostegni e ammortizzatori sociali. Per questo il sindacato chiede l’ingresso di Invitalia e del settore pubblico nella gestione della vertenza.

“In caso contrario – conclude – sarà inevitabile leggere in questa scelta la volontà di abbandonare progressivamente l’Italia dopo aver beneficiato per anni del sostegno pubblico e del lavoro di questo territorio”. La protesta arriva dopo il mancato accordo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il successivo incontro tra azienda e sindacati nella sede di Confindustria Bari, conclusosi anch’esso senza un’intesa.

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