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A Bari una stanza costa quanto un affitto intero: fino a 500 euro. La sfida quotidiana dei fuorisede

L'università resta un traguardo che si paga anche fuori dalle aule

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Gio, 27 Agosto 2026 - 10:15
università uniba test ingresso

Ogni settembre, con l’inizio dell’anno accademico, la popolazione di alcuni quartieri cambia volto quasi impercettibilmente: aumentano le valigie trascinate lungo i marciapiedi, si moltiplicano gli annunci di stanze in affitto affissi ai portoni, e nei bar universitari tornano ad affollarsi accenti che arrivano da fuori regione. È l’effetto di un ateneo che ogni anno richiama migliaia di studenti da tutta la Puglia e dal Sud Italia, trasformando alcune zone della città in spazi dove residenti storici e popolazione universitaria convivono, si intrecciano e talvolta si scontrano nella gestione dello stesso territorio.

I numeri restituiscono la dimensione reale di questa presenza. Tra i circa 50mila studenti che frequentano i tre atenei baresi (Uniba, Politecnico e Lum), più di 16mila provengono dal resto della provincia e della regione. Guardando al solo capoluogo, i fuorisede sono circa 14.500, pari al 30,7% degli iscritti alle università baresi, a fronte di un’offerta di alloggi strutturati che resta molto limitata: appena 2000 posti letto destinati agli universitari, il 2,3% dell’offerta nazionale. A confermare che il divario non si è ancora colmato è un rapporto pubblicato a inizio 2026, secondo cui a Bari, a differenza di altre città del Sud come Napoli, non risulta al momento in cantiere alcun nuovo alloggio universitario, nonostante il piano nazionale finanziato dal Pnrr punti a triplicare i posti letto disponibili entro la primavera del 2027.

Il fenomeno riguarda soprattutto i quartieri più vicini al polo universitario e agli ospedali, dove negli anni l’offerta abitativa si è progressivamente riorientata verso il mercato degli affitti brevi o delle stanze condivise, spesso a scapito della disponibilità di alloggi per le famiglie residenti. I costi ne sono la conferma più diretta: secondo un’analisi diffusa a inizio 2026, a Bari una stanza singola non scende in media sotto i 380 euro mensili, con un incremento che negli ultimi anni ha superato il 40% rispetto al 2021, in controtendenza rispetto ad altri capoluoghi italiani dove i canoni sono invece calati. Nei quartieri più vicini agli atenei, come San Pasquale e Policlinico, il prezzo di una singola può oscillare tra 250 e 350 euro, con interi appartamenti che arrivano a costare tra 650 e 800 euro al mese. È un processo che in molte città universitarie italiane ha già mostrato i suoi effetti più critici, spinto anche dalla concorrenza degli affitti brevi turistici, che sottraggono al mercato residenziale una parte crescente degli immobili disponibili.

Ma ridurre il rapporto tra Bari e i suoi studenti fuorisede alla sola dimensione abitativa significa raccontarne solo una parte. Chi arriva in città per studiare porta con sé anche una domanda di socialità, di spazi di aggregazione, di servizi pensati su misura per una popolazione giovane e spesso di passaggio. Locali, biblioteche, associazioni studentesche e realtà culturali nate proprio attorno alla presenza universitaria contribuiscono a ridisegnare, quartiere dopo quartiere, l’offerta cittadina, in un rapporto di scambio che raramente viene raccontato al di fuori dei momenti di tensione legati al rumore notturno o alla convivenza con i residenti.

C’è poi un aspetto meno visibile, ma altrettanto rilevante: il legame che molti studenti fuorisede finiscono per costruire con la città, al punto da sceglierla come luogo dove restare anche dopo la laurea, se le condizioni lavorative lo permettono, oppure da mantenerne un ricordo che influenza il modo in cui, una volta tornati nelle città d’origine, ne parlano ad altri. Bari diventa così, per migliaia di giovani, non solo un luogo di passaggio accademico, ma un pezzo di biografia personale che si intreccia, spesso in modo silenzioso, con la vita quotidiana della città.

Raccontare questa convivenza nella sua interezza, tra difficoltà abitative, trasformazioni urbane e legami che si costruiscono nel tempo, significa restituire un’immagine più completa di una città che, anno dopo anno, si misura con una doppia identità: quella di chi la abita da sempre, e quella di chi la sceglie, temporaneamente, come casa. (Foto di repertorio)

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