La Puglia resta tra le regioni più colpite dalle illegalità ambientali. Secondo il rapporto “Ecomafia 2026” di Legambiente, elaborato sui reati accertati nel 2025 dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, la regione si colloca al terzo posto in Italia con 3.601 illeciti ambientali contestati. Davanti alla Puglia ci sono soltanto Campania e Sicilia. La Campania guida ancora la classifica nazionale con 5.636 reati, pari al 15,8% del totale, mentre la Sicilia sale al secondo posto con 3.726 illeciti, il 10,4% del dato nazionale. Subito dopo c’è la Puglia, seguita dalla Calabria con 2.862 reati.
Il dato pugliese pesa anche nella graduatoria provinciale. Bari è sesta in Italia per numero di reati ambientali accertati, con 985 illeciti. Davanti ci sono Napoli, Salerno, Palermo, Roma e Cosenza. Tra le novità del rapporto c’è l’ingresso di Lecce nella top ten nazionale, con 847 reati ambientali. Anche Foggia resta tra le province più colpite, con 838 illeciti penali accertati. Secondo Legambiente, Napoli si conferma al primo posto tra le province italiane con 2.512 reati, in aumento dell’8,6% rispetto al 2024. Seguono Salerno, con 1.472 illeciti, e Palermo, con 1.235 reati e una crescita definita “impressionante” dall’associazione, pari al 59,6%.
La Puglia compare anche nella classifica delle inchieste legate alla cosiddetta corruzione green. In questo caso la regione è quarta, con 7 inchieste, dopo Campania, Sicilia e Lombardia. Rilevante anche il dato sugli arresti, la Puglia è terza in Italia con 53 arresti, preceduta da Sicilia, a quota 96, e Campania, con 85. Il Mezzogiorno, secondo il rapporto, resta l’area più colpita dal fenomeno, con 27 inchieste. Il quadro che emerge dal rapporto conferma quindi il peso delle illegalità ambientali nel Sud e, in particolare, in Puglia, dove Bari, Lecce e Foggia figurano tra le province con il maggior numero di reati accertati.
Foto repertorio