Panchine bruciate, resti di cartoni e cenere nell’area giostre del giardino Don Vito Marotta, inaugurato appena pochi mesi fa, ad aprile. È quanto emerge dalle immagini diffuse sui social dal consigliere del Municipio IV Marco De Tullio, che denuncia nuovi danneggiamenti all’interno dello spazio pubblico di Loseto e non nasconde la rabbia per quanto accaduto.
Nelle foto si vedono i segni lasciati dal materiale incendiato e i danni provocati nella piazza. Secondo quanto riferito dal consigliere, qualcuno avrebbe portato oggetti all’interno dell’area e avrebbe provato ad accendere una sorta di falò. “Queste immagini parlano da sole. E, sinceramente, sono incazzato”, scrive De Tullio nel post pubblicato sui social. “Questa è la situazione dell’area giostre del giardino Don Vito Marotta, inaugurato appena pochi mesi fa, ad aprile”. Il consigliere ricorda che non si tratta del primo episodio di questo tipo. “In passato – spiega De Tullio – siamo arrivati persino a vedere tavolini in legno incendiati”.
De Tullio sottolinea gli interventi già realizzati nell’area dal Municipio e dall’amministrazione tra cui il rifacimento dell’area giochi, la riconsegna del campetto di calcio a ragazze e ragazzi, la sostituzione della pubblica illuminazione e i lavori in corso per l’impianto di irrigazione. “Stiamo inoltre investendo per installare le telecamere di videosorveglianza”, aggiunge. “Ma possiamo continuare a investire e sistemare tutto, oppure dobbiamo ogni volta ricostruire ciò che qualcuno decide di distruggere?”. Nel suo intervento, il consigliere rivendica anche il lavoro svolto sul territorio, ma invita a non ridurre il tema soltanto alla condanna dei gesti vandalici. “Sono nato e cresciuto in periferia. Conosco le difficoltà, conosco le fragilità e conosco anche quel sentimento di abbandono che può esserci tra le ragazze e i ragazzi che vivono questi quartieri. Ed è proprio per questo che non voglio limitarmi a puntare il dito. Dobbiamo ascoltare, lavorare, creare opportunità, recuperare spazi e restituire dignità ai nostri quartieri. Ma serve anche rispetto”. Da qui l’appello alla responsabilità collettiva. “Non ho intenzione di mollare. Mi rimbocco le maniche e continuo a lavorare a testa bassa. Perché questo è il mio territorio. Qui sono nato, qui sono cresciuto e qui continuerò a battermi. Ma questi spazi sono di tutti. E tutti dobbiamo fare la nostra parte per proteggerli”, conclude.