Non abbassa la testa Giuditta d’Elia, la studentessa di 26 anni aggredita lo scorso 23 luglio all’interno del Parco Rossani, a Bari, che ha scelto di rendere pubblici i filmati delle telecamere di sicurezza con cui è stata ripresa la violenza del branco. Alle immagini ha affidato anche un messaggio: «Non sono stata l’unica a subire il gavettone, le vessazioni verbali, non sono stata l’unica a cui l’accesso ai servizi è stato impedito. Sono stata l’unica però a rifiutarmi di accettare una tale ingiustizia sociale. Lottiamo per la giustizia, per l’educazione. Guardate, guardate tutti. Stavolta però, agite».
Per quanto accaduto è finita a giudizio immediato la 32enne barese Angela Memoli, e il processo comincerà il prossimo 4 novembre davanti alla prima sezione, con giudice Alessandro Leoci. Memoli si trova ai domiciliari dallo scorso agosto e risponde di lesioni personali aggravate dai futili motivi, dall’aver commesso il fatto in più persone riunite e dall’aver istigato dei minorenni a commettere il reato.
Le telecamere, secondo quanto riportato, mostrano Memoli colpire più volte la giovane: prima l’avrebbe strattonata per i capelli e bloccata a terra, poi avrebbe continuato a prenderla a calci e a schiaffi, mentre incitava i minorenni presenti urlando: «l’ama acit a chess».
Stando alla ricostruzione accusatoria, tutto sarebbe partito da un episodio avvenuto nei pressi dei bagni del parco. Una bambina, figlia della 32enne, avrebbe impedito alla studentessa di raggiungere i servizi bagnandola con una pistola ad acqua. La ragazza avrebbe reagito rincorrendo e strattonando lievemente la piccola, e a quel punto si sarebbe scatenata la furia cieca di Memoli, dipendente della ditta che si occupa della pulizia dei servizi.
Nel procedimento risultano coinvolti anche alcuni minorenni e altre tre donne. Giuditta si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Donato Carlucci di Altamura.
Sulla vicenda la studentessa ha scelto di prendere posizione in prima persona: «Io, caro tribunale sociale, non ho picchiato proprio nessuno – rivendica la studentessa -. Ho rincorso colei che aveva provato a danneggiare i miei averi personali, l’ho rincorsa quella giustizia eppure non l’ho mai nemmeno sfiorata. Ho dichiarato di averla strattonata, mi sono convinta di averla picchiata, mi sono convinta di meritarmelo».