Frutta, verdura, pesce, carne. Ma anche abbigliamento, fiori e prodotti per la casa. A Bari il mercato continua a essere una parte della vita quotidiana dei quartieri, con una rete di strutture che negli ultimi anni è stata chiamata a confrontarsi con nuove abitudini di acquisto e con una diversa organizzazione degli spazi.
Nel 2025 gli atti del Comune indicavano undici mercati coperti giornalieri: Madonna del Carmelo in corso Mazzini, Immacolata dei Pescatori in piazza Roma, San Girolamo, San Filippo Neri, Santi Pietro e Paolo, Sant’Antonio, San Pio da Pietralcina, Santa Scolastica, San Marcello, Fiori e Ceri e Santa Chiara. A questi si aggiungono diversi mercati scoperti settimanali, tra cui quelli di San Girolamo, Torre a Mare e via De Ribera.
La dimensione del sistema era emersa con particolare evidenza già nel bando pubblicato dal Comune nel 2023. In quell’occasione erano stati messi a disposizione 158 posteggi liberi: 115 nei mercati giornalieri e 43 nei mercati settimanali. Le domande presentate furono 15, quattro delle quali escluse. Nove riguardavano i mercati giornalieri e sei quelli settimanali.
Quel dato non rappresenta la situazione attuale, ma restituisce una fotografia significativa di una delle difficoltà affrontate dalla rete mercatale: la presenza di numerosi spazi disponibili non sempre coincide con una domanda altrettanto ampia da parte degli operatori.
Nel frattempo il Comune ha continuato a pubblicare bandi per assegnare i posteggi rimasti liberi. Nel 2025 la procedura ha riguardato nuovamente i mercati coperti e quelli settimanali, confermando la presenza di spazi da assegnare all’interno della rete cittadina.
Ma la trasformazione non riguarda soltanto le saracinesche dei box. Il nuovo Piano del Commercio sulle aree pubbliche approvato dal Comune prevede infatti il ridimensionamento di alcuni mercati giornalieri coperti: San Filippo Neri in via Vaccarella, Santi Pietro e Paolo in viale Lazio, San Girolamo e Sant’Antonio in piazza Balenzano. Per il mercato Don Bosco, interessato da un intervento di riqualificazione, il Comune specificava inoltre che non sarebbe stato inserito nel bando del secondo semestre 2025.
È una trasformazione che riguarda quindi la stessa geografia dei mercati baresi. Alcune strutture vengono ridimensionate, altre continuano a essere interessate da procedure di assegnazione e altre ancora rappresentano modelli differenti di commercio.
Un esempio è il Mercato contadino inaugurato nel 2025 in via Bernardini. La struttura, di 1.500 metri quadrati, è dedicata alla vendita diretta dei prodotti agricoli e affianca alla spesa attività rivolte ai consumatori. Un modello diverso dal mercato rionale tradizionale, nel quale il rapporto con il produttore e la conoscenza della provenienza degli alimenti diventano parte dell’esperienza di acquisto.
Il mercato, però, conserva una caratteristica che va oltre la merce venduta. Il rapporto diretto con il commerciante, la possibilità di scegliere il prodotto, chiedere un consiglio e ritrovare un volto conosciuto fanno di questi luoghi anche spazi di relazione. La spesa diventa così una consuetudine legata al quartiere e alle persone che lo abitano.
Anche la storia di alcuni luoghi simbolo racconta quanto sia cambiata questa funzione. L’antico mercato del pesce di piazza del Ferrarese, nato per una funzione commerciale legata alla vendita del pescato, appartiene oggi a una parte della città nella quale quello spazio ha assunto una destinazione diversa rispetto a quella originaria.
I mercati baresi non stanno quindi vivendo tutti la stessa trasformazione. Alcuni continuano a essere luoghi della spesa quotidiana, altri devono fare i conti con posteggi da assegnare e con interventi di ridimensionamento, mentre nuove formule provano a legare il commercio alla vendita diretta e alla socialità.
È anche attraverso questi luoghi che si può leggere il cambiamento delle abitudini dei baresi. La grande distribuzione e le nuove modalità di acquisto hanno modificato il modo di fare la spesa, ma il mercato conserva una dimensione fatta di relazioni, consuetudini e riconoscibilità. Più che un’immagine del passato, resta così uno degli spazi nei quali Bari continua a raccontare il proprio modo di vivere i quartieri e il rapporto quotidiano con il cibo.