Più di quattro imprese pugliesi su dieci dichiarano familiarità con l’intelligenza artificiale, ma trovare chi sappia metterla al lavoro è un’altra storia. Nel territorio barese risultano difficili da reperire 9.300 figure professionali digitali su 19.830 richieste complessive, il 46,9%, secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato. Per numero assoluto di profili introvabili Bari è quarta in Italia, dopo Milano, Roma e Napoli e davanti a Torino e Bologna.
Le competenze più cercate sono quelle legate a intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things, big data e blockchain. Il quadro è simile in tutta la regione: la Puglia è settima in Italia per incidenza dei profili introvabili, con 21.120 figure mancanti su 46.320 richieste, il 45,6%.
Il problema non è solo relativo alla città di Bari ma è nazionale e riguarda soprattutto le piccole imprese. Secondo Unioncamere-Dintec le aziende italiane che usano l’intelligenza artificiale sono raddoppiate in un anno e oggi rappresentano il 19,5% del totale, ma almeno sei imprese su dieci interessate scelgono di non adottarla per carenza di competenze. Giuseppe Francesco Italiano, prorettore della Luiss, indica il nodo senza giri di parole: “il vero ostacolo ha un nome: competenze, non tecnologia”. Solo il 7% delle PMI italiane ha avviato percorsi di formazione strutturati.
Il tema è stato al centro della Giornata del Mezzogiorno promossa dalla Camera di Commercio di Bari alla Fiera del Levante. Introducendo i lavori, la presidente Luciana Di Bisceglie, ha invitato a non inseguire modelli lontani: “Il Mezzogiorno non è la Silicon Valley”. Sul piano della formazione, Confesercenti Bari ha proposto con il progetto Imprendo Puglia un percorso sugli strumenti di intelligenza artificiale per operatori del commercio, del turismo e del terziario della provincia, chiedendo un contributo alla Camera di Commercio.
Di opportunità e rischi della tecnologia si sta discutendo anche in un’aula di giustizia. Venerdì 9 ottobre, è iniziato in Corte di Appello, il primo processo pubblico all’Intelligenza Artificiale, un dibattimento simbolico che gli organizzatori presentano come unico in Italia, ideato dal Club Imprese per la Cultura di Confindustria Bari e BAT. Le udienze sono quattro e le prossime sono fissate il 16 e il 23 ottobre e il 4 novembre. Vengono ascoltati testimoni del mondo accademico, dell’impresa e della società civile, chiamati dall’accusa e dalla difesa a esaminare l’intelligenza artificiale da prospettive diverse. L’accusa è guidata dal procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi, affiancato dagli avvocati di Deloitte Legal Francesco Carparelli e Valeria Logrillo, mentre la difesa è affidata agli avvocati Andrea Di Comite, Michele Laforgia, Domenica Lenato e Mauro Petrarulo. A presiedere il collegio è Maria Mitola, presidente della Corte di Appello, affiancata da Calia Di Pinto, presidente di sezione penale, e da Ornella Gozzo, presidente della seconda sezione penale. L’iniziativa è stata ideata da Gianni Sebastiano, che ne ha curato sviluppo e coordinamento generale, insieme a Ettore Chiurazzi, responsabile di comunicazione e impianto tecnico, e ad Augusto Masiello, che ne ha curato la regia.