Un’azienda operante nel commercio all’ingrosso di generi alimentari e beni per un valore superiore a 1,2 milioni di euro è stata sequestrata dalla Guardia di finanza a Taranto, nell’ambito di un’inchiesta per presunta bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Sette le persone indagate, tra soci, amministratori e dipendenti delle imprese coinvolte, accusate a vario titolo anche di occultamento della documentazione contabile e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Il provvedimento è stato eseguito oggi, 21 ottobre, dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Taranto, in esecuzione di un’ordinanza di sequestro preventivo emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, su richiesta della Procura. Le indagini sono partite dal fallimento, dichiarato nel 2023, di una società tarantina che aveva accumulato rilevanti debiti nei confronti dell’Erario. Gli approfondimenti investigativi avrebbero permesso di ricostruire un presunto sistema attraverso il quale il patrimonio dell’impresa fallita sarebbe stato trasferito fraudolentemente a una nuova società, con sede sempre a Taranto e attiva nello stesso settore commerciale.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la nuova impresa sarebbe stata riconducibile, di fatto, agli stessi soggetti che gestivano quella fallita. Un’operazione che, per gli investigatori, avrebbe consentito di sottrarre beni al patrimonio della società gravata dai debiti. Sulla base degli elementi raccolti, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro dell’intero complesso aziendale della nuova società, delle relative quote sociali e dei beni nella disponibilità degli indagati. L’azienda è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Taranto.
Nell’ambito dello stesso procedimento, a uno degli indagati, già detenuto per altri motivi, viene contestato anche il presunto utilizzo indebito di un telefono cellulare all’interno di un istituto penitenziario. La Procura aveva inoltre richiesto l’applicazione di misure cautelari personali nei confronti degli indagati. Richiesta che non è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari, che ha ritenuto non sussistente il requisito dell’attualità delle esigenze cautelari prospettate. L’inchiesta è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate e gli elementi raccolti dagli investigatori dovranno essere valutati nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.
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