Gege Mangano – chef di Li Jalantuumene Monte Sant’Angelo

1545

Presentati a noi e ai nostri lettori in poche parole, in pochi caratteri direbbe Twitter, usa insomma le prime che ti vengono in mente per definirti.

\r\n

Dico sempre una grande cosa: “ in cucina la passione è uguale amore “. E’ la mia essenza, mi ritengo un “cuciniere”, un autodidatta, questa passione la tramando in cucina e vengono fuori i piatti.

\r\n

Ti senti un predestinato o quello che adesso stai facendo è frutto\r\nessenzialmente del caso?

\r\n

Mi sento un predestinato verso la cucina, c’è sempre stata attrazione verso la ristorazione, anche quando ero di sala, la cucina mi ha sempre incuriosito.

\r\n

Dove e quando è cominciata la tua avventura ?

\r\n

Nel ’78 in un ristorante, a Foggia, come cameriere. Mentre la mia avventura in cucina, è iniziata giocando nel mio ristorante. Dico giocando perché non sapevo neanche fare un “pomodoro”.\r\nRitengo che il mio lavoro non sia, un lavoro vero e proprio ma è un giocare, come i bambini, e chiedersi sempre il perché. Lo chef che non sa chiedersi il perché, non ha capito nulla della cucina, perché la cucina è sperimentare, sempre.

\r\n

Raccontaci la tua missione, il tuo obiettivo finale, lo scopo che ti spinge a svegliarti e a fare quello che fai.

\r\n

La mia missione è la clientela, la soddisfazione più grande è quando la clientela ti dice, “Gegè bravo sono stato bene” è una grande ricchezza interiore che ti stimola nel cercare prodotti innovativi e soddisfare la clientela.\r\nOggi giorno siamo diventati tutti critici enogastronomici, quindi tutti i giorni, noi, combattiamo con tante mine vaganti.

\r\n

Assegnando delle percentuali, secondo te, per riuscire nella vita, quanto conta la fortuna, quanto la bravura e quanto la caparbietà?

\r\n

Una volta mi arrivò un libro, che era firmato da Aimo e Nadia del ristorante “Al Pescatore” dove era scritto: “ricordati, per diventare un grande chef ci vuole: ricercatezza caparbietà e qualità”. Quindi puoi anche avere il colpo di genio, di fortuna, ma se non hai questa caparbietà, la ricercatezza del prodotto e la della qualità, la fortuna, non ti porta lontano.

\r\n

Il tuo legame con la tua terra d’origine. Quanto c’è di lei nelle creazioni alle quali dai vita, e soprattutto quanto c’è di lei in te?

\r\n

Io mi ritengo un pugliese d’origine protetta, io sono un “DOP” come si suol dire. Per quanto riguarda la mia terra, io la amo, fare ristorazione qui non ha eguali. Qui è molto dura fare una ristorazione gourmet, ma c è la caparbietà di mantenere duro e di tirare avanti verso il proprio territorio, e la mia cucina è fatta di tre “T” : tempo, tradizione e territorio.

\r\nSei un fanatico del ”fast” o il tuo stile è più orientato verso lo ”slow”?\r\n

La mia cucina è di tipo “casereccio, da masseria”, sono molto condizionato dal mio territorio.

\r\n

Chiudi gli occhi e visualizza un’istantanea in particolare, un momento, un attimo, una situazione nella quale hai pensato ”caz*o ce la posso fare sul serio ”. \r\nCome tutti, presumo, avrai affrontato anche tu nel tuo ambito lavorativo momenti di scoramento, che ne so, con qualche collega, con un socio, o con l’opprimente e macchinoso titano della burocrazia. come ne sei venuto fuori?

\r\n

Quello che manca oggi è il sudore, scottarsi le mani, oggi è tutto tecnologico. Oggi va avanti non la meritocrazia di chi ha sudato ma la conoscenza, la manualità si sta estinguendo.

\r\n

Woody Allen diceva che l’arte del cinema si ispira indubbiamente alla vita. La tua arte, invece, a cosa si ispira?

\r\n

La mia grande aspirazione è il dialogare con la gente, con le persone anziane, rielaborando piatti di una volta, e insegnandomi a non vergognarsi se si sbaglia, ma aiuta a ricordare le origini. Bisogna stare sempre con i piedi per terra, anche sbagliando.

© RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE RISERVATA - Borderline24 Il giornale - Ti invitiamo a usare i bottoni di condivisione e a non copiare l'articolo.

LASCIA UN COMMENTO:

Please enter your comment!
Please enter your name here