BARI – Ormai tra il governatore Michele Emiliano e il premier Matteo Renzi volano gli stracci. Nonostante facciano parte dello stesso partito, il Pd, sembra che uno faccia opposizione politica all’altro. Dopo la sanità, il gasdotto, l’emergenza Xylella, ora lo scontro si è concentrato sul referendum sulle trivelle. “Renzi faccia come me, studi prima di parlare. Non può fare il venditore di pentole”, è stato il nuovo affondo interno al Pd del governatore pugliese. “Sul referendum sulla durata delle  concessioni per le trivellazioni petrolifere mi fa arrabbiare il fatto che si dicano cose diverse dalla verità – ha detto intervenendo alla trasmissione Omnibus, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sottolineando che “è una normativa complicata, perché se uno si accontenta che uno gli metta sotto il naso una velina, è possibile che ne combini di tutti i colori. Ma il presidente del Consiglio e segretario del partito – ha spiegato – non deve parlare sulla base di documenti che gli mettono sotto il naso. Deve studiare le norme da solo come faccio io”. Emiliano si riferisce a quelle che ha definito “due bugie del presidente del Consiglio”, e cioè che se vincerà il “sì” al referendum ci sarà una perdita di 100mila posti di lavoro e si dovranno bloccare i pozzi. “Se noi non avessimo fatto le richieste di referendum il governo avrebbe potuto correggere persino la possibilità di estrarre petrolio entro le 12 miglia? Come si fa a dire  – ha  attaccato Emiliano – che chi promuove questo referendum ha chiesto un referendum inutile e che ha sulle spalle le spese la responsabilità  di questo referendum? Queste sono bugie che sono state dette dal Partito democratico e io oggi devo andare in direzione a spiegare che non si fa cosi così, questo non è un modo di fare, può andar bene per un venditore di pentole ma non per chi ha responsabilità di governo”.\r\n

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