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Lo sfogo di Vito Calabrese, marito di Paola Labriola, la psichiatra uccisa il 4 settembre del 2013, è servito. Alla sua richiesta di togliere la targa fuori dall’asilo nido intitolato a sua moglie, inaugurato e mai aperto, hanno risposto il rettore Antonio Uricchio e l’assessore al Welfare, Francesca Bottalico. Il primo sta scrivendo una lettera proprio in queste ore per spiegare a Vito Calabrese cosa è successo in questi anni.\r\n\r\nQuell’asilo fu inaugurato dall’allora rettore Corrado Petrocelli, a poco più di un mese dall’omicidio della dottoressa. Avrebbe dovuto accogliere i figli dei dipendenti dell’Università. Ma non è stato mai aperto. “Purtroppo quanto accaduto esula dalle mie responsabilità – spiega Uricchio – per come sono fatto io non inauguro mai una struttura che non venga aperta nel giro di qualche giorno. Comunque abbiamo predisposto il capitolato d’appalto per affidarla in gestione e abbiamo anche eseguito dei lavori per rispettare le norme di sicurezza. Conto dopo l’estate di aprirla. Ci spero almeno, dipenderà tutto dalle procedure di gara. Mi spiace tanto quanto è accaduto. Il mio impegno è massimo”.\r\n\r\nDal Comune arriva una controproposta che sarà presentata nei prossimi giorni al rettore (al momento ignaro).\r\n\r\n”Dopo aver appreso quanto stava accadendo per quella struttura di via Ulpiani – spiega l’assessore Bottalico – ho contattato Vito Calabrese e mi sono proposta di realizzarvi un centro per il quartiere, aperto a servizi per la prima infanzia, ma anche per i ragazzi e le famiglie in difficoltà. Un punto di riferimento per l’orientamento, un centro di ascolto, di sostegno. Il mio settore è carente di strutture pubbliche: molti servizi si svolgono in edifici in affitto. Sarebbe anche un modo per sfruttare luoghi pubblici non utilizzati, rendendoli vivi. Contatterò il rettore per mostrare la nostra disponibilità”.


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