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Quanti di voi hanno provato almeno una volta il desiderio di evadere, di rifarsi una nuova vita, di abbandonare la propria? Questo desiderio potrebbe essere esaudito, sebbene sotto forma di realtà virtuale.\r\n\r\nSecond Life è un gioco on line. In realtà la parola “gioco” nasconde la sua vera complessità. Second Life è una realtà, seppur virtuale, dove si costruisce un proprio Avatar che assume delle caratteristiche delle persone normali. Nessun obiettivo, nessuna missione. Semplicemente il proprio avatar che fa la spesa, fa shopping, lavora, si relaziona con molte persone. Le vicende che si affrontano sono quelle più comuni: comprare un’abitazione, visitare un parco divertimenti, creare degli abiti. Gli utenti controllano in tutto il loro Avatar: decidono il modo di relazionarsi agli altri personaggi, il modo di danzare, persino monitorano gesti semplici come la stretta di mano. Si creano delle vere e proprie relazioni tra gli avatar: si creano amicizie, ci si sposa, ci si fidanza. Il tutto è molto interessante per lo studio del comportamento umano, in quanto per esempio, si vede come le norme sociali vengono riportate nel mondo virtuale, o come si ripresentano stereotipi e pregiudizi. A riguardo infatti sono in corso diverse ricerche nel mondo scientifico.\r\n\r\nSecond Life può essere un modo per soddisfare alcuni bisogni che non si riescono a soddisfare nella vita reale. Autonomia, successo lavorativo, bellezza fisica, capacità di relazione, sicurezza in sé. Ci si libera dalle norme sociali, da tutto ciò che non va nella propria vita e se ne crea un’altra, seguendo i propri desideri. Il mondo virtuale potrebbe divenire il mondo perfetto. Si tratta però di un mondo illusorio, che non deve essere confuso o sostituito alla vita vera.\r\n\r\nNon è difficile infatti che un ragazzo con un basso o nullo numero di relazioni sociali possa rifugiarsi in questo suo mondo parallelo, che gli dà delle gioie e delle sicurezze che non riesce ad avere nella vita vera. Se utilizzato in maniera giusta, se aiutato, si potrebbe anche sfruttare questo mondo virtuale per aiutarlo a sviluppare queste capacità nella sua vita. In generale, infatti, quando si tratta di abilità sociali, aspetti di interazione relazionale, autostima o conoscenza di sé sarebbe possibile affiancare alla terapia l’uso di un avatar, come supporto per raggiungere gli obiettivi predefiniti. Ci sono anche numerosi progetti, come per esempio “Euroland” che utilizzano un ambiente virtuale tridimensionale con l’obiettivo di conoscere concretamente le diverse culture ma anche di migliorare la partecipazione e il clima di classe.\r\n\r\nIn maniera parallela ai vantaggi possono esserci dei rischi. Molti di questi giochi virtuali sono vietati ai minori di 18 anni, ma non è detto che questo sia un reale impedimento per i minorenni di accedere al gioco. In un ragazzo in via di sviluppo la realtà virtuale si potrebbe confondere con quella reale. Il rischio non è solo questo ma anche il fatto che si stabiliscono delle relazioni con delle persone virtuali, dietro le quali ci sono persone vere, che in realtà sono sconosciute. Essere amico all’avatar in un mondo virtuale può essere confuso con l’essere amico con la persona che rappresenta nel mondo reale. E così le relazioni possono uscire dalla realtà virtuale ed entrare nel mondo reale, senza capacità di giudizio da parte dei ragazzini. Recentemente è accaduto infatti che proprio su Second Life l’Avatar di una ragazzina di 13 anni si è sposato con l’Avatar di un uomo americano di 63 anni, residente in Portogallo. Niente di strano per la realtà virtuale. Da questa relazione virtuale durata circa due anni si è sviluppata una corrispondenza tramite i comuni social network, corrispondenza che ha portato i due ad incontrarsi a Milano, probabilmente con l’intenzione di trasformare il matrimonio avvenuto tra i personaggi di Second life in un matrimonio vero. A seguito di questo incontro, dopo una confessione da parte della ragazzina alla sua professoressa, l’uomo è stato arrestato per “atti sessuali su una 13enne”. Resta ancora da accertare lo svolgimento di tutta la vicenda, che vedrebbe presente durante il soggiorno dell’uomo a Milano anche sua moglie (la moglie della vita reale).\r\n\r\nQuesto episodio rilancia un allarme già sottolineato diversi anni fa: la pericolosità del web per i minorenni, che possono peccare di ingenuità, fidarsi di tutti e fornire propri dati personali. La necessità di intervenire si fa sempre più forte. Intervenire non solo con momenti di scambio e comunicazione tra e con i ragazzi, in cui si ascolta e si esplora il loro utilizzo del web, cercando di indirizzarli verso tutti gli utilizzi positivi ma anche informandoli su tutti i pericoli in cui si può inciampare. Intervenire anche informando i genitori e metterli a conoscenza di questi mondi di cui spesso sono all’oscuro. Il padre della ragazza infatti, durante un’intervista svolta all’interno del programma “La zanzara” di Radio 24, ha raccontato che era completamente all’oscuro di tutta la vicenda e di non essersi reso conto di quella che da due anni era la vita parallela di sua figlia.\r\n\r\nLa vita frenetica, il troppo lavoro, possono limitare i momenti di condivisione all’interno delle famiglie che possono focalizzare l’attenzione unicamente al rendimento scolastico. Molto spesso, infatti, succede che i genitori inizino a sospettare di problematiche riguardanti i loro figli soltanto quando iniziano a presentarsi carenze nel rendimento scolastico, pensando che tutto vada bene se tali problematiche non si presentano.\r\n\r\nFacebook, Youtube, Twitter e i mondi virtuali sono spesso percepiti dai genitori e dagli insegnanti come elementi che distolgono i ragazzi dallo studio. Le tecnologie però rappresentano un’evoluzione culturale dalla quale è impossibile sfuggire, d’altronde ci troviamo di fronte a “nativi digitali”. La soluzione non dovrebbe essere l’allontanamento o l’eliminazione degli strumenti tecnologici, ma dovrebbe essere la conoscenza, l’approfondimento, affinché ci possa essere un uso positivo, produttivo ed educativo.\r\n\r\n 


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1 COMMENTO

  1. Second Life è un gioco per maggiorenni,è scritto nelle regole di servizio (il cosidetto TOS). Spesso richiedono documenti per continuare ad usare l’avatar,e gli stessi utenti sono tenuti a fare report se dovessero notare o sentire di minorenni che giocano li. Ma come tutti sanno,molti bambini giocano persino sui siti di scommesse e casinò online,sottraendo copia dei documenti ai genitori per fare le registrazioni. Dovrebbero essere i genitori stessi a vigilare,e invece molte volte si addossano le colpe ai giochi o ai social network.

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