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Bridgestone e Natuzzi. Due simboli di una crisi economica diventata un’arma contro le certezze di imprenditori e dipendenti. Mille lavoratori rischiano il posto di lavoro in due vertenze che durano ormai da anni. Per Bridgestone il problema è stato solo rimandato. La dirigenza di Natuzzi – invece – ha fatto partire le lettere di licenziamento per più di trecento operai.

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Bridgestone

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L’inizio del calvario per gli operai della Bridgestone risale al 2013 quando i giapponesi hanno annunciato la chiusura della fabbrica di Bari, dove – al tempo – lavoravano 950 persone. Un anno dopo, nel maggio 2014, le unità erano 800 e Bridgestone ha sottoscritto un contratto di sviluppo per il rilancio dello stabilimento. L’investimento complessivo era di 41,354 milioni di euro, di cui 12,402 finanziati da Invitalia con un contributo a fondo perduto. L’investimento complessivo è stato suddiviso in macchinari, impianti e attrezzature (38.621.000), opere edili, ossia capannoni industriali e fabbricati civili per uffici e servizi sociali e impianti associati (2.680.000) e suolo aziendale (53.000). Crisi rientrata? Niente affatto. A luglio 2015 il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dopo aver incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori dello stabilimento di Modugno, si è rivolto al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) con una linea condivisa e focalizzata alla salvaguardia dei circa 700 posti di lavoro e un piano triennale condiviso dall’azienda.

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Natuzzi

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E’ degli ultimi giorni la notizia delle lettere di licenziamento arrivate a 355 dipendenti della Natuzzi, nonostante l’impegno del Governo e di Puglia e Basilicata di fornire le risorse necessarie per allungare di altri mesi la cassa integrazione in deroga. Incerto anche il futuro dei restanti 1.918 dipendenti, attualmente in contratto di solidarietà. Lo sciopero nei 6 stabilimenti ha completamente bloccato la produzione e nei prossimi giorni ci saranno nuove mobilitazioni con presidi e blocco delle attività.

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Le altre emergenze

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Esistono anche altre realtà coinvolte dalla crisi e che guardano al futuro con altrettanto timore. C’è la Bosch che è in regime di solidarietà fino a settembre 2017; Oerlikon Graziano che ha attivato una procedura di mobilità dopo molti anni; Ac Boilers (ex Ansaldo Caldaie di Gioia del Colle) che attualmente è in regime di cassa integrazione straordinaria a causa dei ritardi sul piano industriale che – appena pronto – sarà analizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico. E ancora la catena Auchan di Bari e Modugno ha applicato gli ammortizzatori sociali, la Coop vive una crisi contenuta dal congelamento di parti importanti del contratto integrativo.

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L’ex Om Carrelli

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Esistono poi storie a lieto fine. Come quella dell’Ex Om Carrelli. Lo stabilimento di Modugno è stato ceduto – infatti – alla società Tua Autoworks. Tutti i lavoratori, circa 200, saranno assunti dalla nuova azienda così come chiesto e ottenuto dal Comune di Modugno che ha portato avanti la trattativa. E’ stato proprio il sindaco Nicola Magrone, a firmare i due contratti che perfezionano l’accordo: quello con il quale il Gruppo Kion ha ceduto gratuitamente lo stabilimento ex Om al Comune di Modugno, che ne è diventato proprietario, e il contratto di locazione con il quale l’amministrazione comunale affitta lo stesso stabilimento, per la riconversione industriale, alla società Tua Autoworks (interamente controllata dalla società statunitense di gestione fondi Lcv Capital Management). La cessione definitiva dello stabilimento da parte del Comune di Modugno avverrà solo quando la Tua Autoworks avrà completato il progetto di riconversione con la ricollocazione al lavoro degli ex dipendenti OM.


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