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I servizi sociali nella provincia barese ricevono un voto di 6,2 – valori vicini a quelli culturali e lavorativi -, mentre quelli sanitari non raggiungono la sufficienza: 5,88. A dare le “pagelle” ai servizi nell’area metropolitana sono gli abitanti della zona circoscritta tra Conversano, Monopoli, Polignano a Mare, che hanno risposto ad un questionario della Cgil Bari. Il sindacato pugliese ha voluto così indagare su come viene attuato il modello di “Welfare allargato” nel territorio metropolitano, sottoponendo poi le stesse domande anche ai residenti della macroarea di Altamura, Gravina di Puglia, Poggiorsini e Santeramo in Colle.\r\n\r\nI servizi sociali\r\n\r\nI risultati dell’indagine, presentati questa mattina, mostrano quindi una situazione molto variegata. Nel barese vengono apprezzati i servizi sociali offerti, con un maggiore accesso alle strutture per la prima infanzia e ai centri diurni per gli anziani. Minore l’utilizzo da parte delle famiglie per i servizi legati al disagio economico – come le forme di sostegno al reddito -, mentre in pochi sfruttano i servizi di supporto legati alle problematiche specifiche, come la disabilità e le dipendenze.\r\n\r\nIl flop della Sanità \r\n\r\nFanalino di coda nel Barese è la sanità. Punto nevralgico sono gli ospedali e i centri medici pubblici, dove si registrano le percentuali più basse per qualità, tempi di attesa per le prestazioni e orari. Nonostante ciò la richiesta è, come si può immaginare, elevata: più della metà delle famiglie intervista (il 55,5 per cento) ne usufruisce, altri invece preferiscono rivolgersi alle guardie mediche (18,1 per cento) e ai consultori (il 6,7 per cento). Visti i disservizi sempre più persone ricorrono alla sanità privata (18,6 per cento). “Alcuni degli intervistati – commentano dalla Cgil – addirittura lamentano comportamenti differenti dei medici nel caso di accesso ‘pubblico’ o nella forma dell’intramoenia (i controlli e gli interventi effettuati da medici privati in strutture pubbliche, ndr)”.\r\n\r\nL’accesso ai servizi lavorativi e culturali\r\n\r\nI servizi per il lavoro mostrano invece percentuali di accesso più elevate da parte delle 458 famiglie interpellate nell’area di Conversano. Grande affluenza si registra nei centri territoriali per l’impiego (21,4 per cento) e soprattutto negli uffici delle organizzazioni sindacali (utilizzati dal 44,2 per cento delle famiglie), che restano un punto di riferimento in questi anni di crisi. Guardando i dati, inoltre, salta subito all’occhio che più di due famiglie su 10 non hanno mai utilizzato un servizio per il lavoro.\r\n\r\nNon va meglio per quanto riguarda l’ambito culturale. “Gli intervistati hanno lamentato una carenza di questo tipo di servizi sul territorio”, spiegano dal sindacato. E non è un caso quindi che più di sette famiglie su dieci non abbiamo mai usufruito di questo tipo di servizi. Unica eccezione, con valori comunque non altissimi, sono i buoni per i libri scolastici, che nell’area di Conversano registrano una percentuale dell’11,5 per cento.\r\n\r\nIl problema della deriva dei servizi nel Barese, per il segretario della Cgil Bari Gigia Bucci, è da imputare ai minori fondi a disposizione dei Comuni. “Il punto – ha spiegato – è che i trasferimenti statali verso le autonomie locali non hanno seguito lo stesso ritmo di crescita della spesa dei Comuni, e quindi la partecipazione statale al welfare locale si è ridotta al 9,1% nel 2013, dimezzando nella pratica la partecipazione e spostando ulteriormente sulle spalle dei Comuni l’individuazione delle risorse necessarie per il welfare dei cittadini”.


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