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Un solo condannato a 14 anni di carcere e tutti gli altri assolti, compreso il boss del San Paolo Giuseppe Misceo. E’ l’esito del processo di primo grado per l’omicidio di Donato Sifanno, il nipote del capo clan Mercante, rivale di Misceo. In primo grado, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, il Tribunale di Bari ha condannato solamente Paolo Misceo a 14 anni, figlio di Giuseppe, e ha assolto Nicola Abbrescia, difeso degli avvocati Gaetano Sassanelli e Gianluca Loconsole, accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’assassinio, e lo stesso Giuseppe Misceo, considerato il mandante dell’agguato mortale.\r\n\r\nIl 36enne fu assassinato il 15 febbraio 2014 nel quartiere San Paolo di Bari. La tesi della Dda e della squadra mobile era che ad ordinare il delitto fu il boss Giuseppe Misceo, “il fantasma”, per proteggere la fama criminale del suo clan contro il rivale Mercante (Sifanno era nipote di Pinuccio Mercante), per punire ripetute offese alle donne della sua famiglia e persino un affronto fatto dalla vittima nel novembre 2013 con colpi di pistola contro il portone di casa Misceo. Per tutti e tre gli imputati l’accusa aveva chiesto l’ergastolo. Altri tre imputati, Arcangelo Telegrafo, presunto coordinatore dell’operazione e punto di riferimento per gli uomini predisposti ai compiti operativi, Emanuele Grimaldi e Francesco Mastrogiacomo, sono a processo con rito ordinario. Stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori, Misceo avrebbe ordinato l’omicidio di Sifanno nel novembre 2013, durante una riunione a casa sua con alcuni affiliati al clan. Dopo tre tentativi falliti e l’arresto a gennaio, Misceo avrebbe continuato a dare ordini dal carcere tramite i suoi familiari, il figlio e la moglie.


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