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Un teatro nel cuore di Bari Vecchia. Nell’ottobre 2016 nasce SitaraTeatro – “Sitara”, in arabo, significa, “Sipario” – il palcoscenico off dell’attore e regista barese Nicola Valenzano. Dopo una carriera trentennale nei teatri romani, con ripetute e approfondite incursione nel mondo dei classici – da Shakespeare a Goldoni – e numerose apparizioni cinematografiche, Valenzano decide di tornare in patria e di dare il suo contributo al fermento culturale cittadino. Borderline24 ha intervistato l’attore, parlando di teatro, di cultura e della Bari di ieri e di oggi.

Come mai un teatro a Bari Vecchia?

Ci vuole coraggio: questo è il primo teatro nel centro storico da quando a Bari è arrivato il teatro. Secondo me è giusto che il teatro arrivi anche da queste parti, anche se, per carità, non c’è la situazione che c’era trent’anni fa; come dico sempre, anche a Bari Vecchia è arrivato internet. Molta gente si incuriosisce, saluta, entra e ci chiede cosa stiamo preparando, la nostra presenza piace molto. La gente viene anche da fuori, ormai Bari Vecchia è sempre piena di persone. È un mito da sfatare che la città antica non sia un luogo adatto al teatro o che si faccia solo vernacolo: abbiamo portato “La Locandiera”, un monologo su Anna Magnani, un altro su Palmira e porteremo sempre più artisti, di vario genere.

Bari come città culturale: di cosa ha bisogno?

Sento dire spesso che a Bari non c’è mai niente, ma non è vero. Io a teatro ci vado, vado all’opera, nei teatri minori. Certo, a paragone con Napoli e Roma, abbiamo un’offerta minore, ma Roma – per esempio – ha molti più teatri, molti più spazi e molta più popolazione. Ci vorrebbe un po’ più di aiuto da parte delle istituzioni, ma si sa che il governo, se deve fare dei tagli alle spese, la prima cosa che taglia è il teatro. Non siamo all’ultimo posto, i grandi nomi arrivano, anche grazie al Teatro pubblico pugliese. Ci vorrebbero più compagnie internazionali- magari quelle che vengono a Roma ma che di solito non scendono più a sud – e più attenzione da parte del Comune di Bari ai teatri minori.

I piccoli teatri, come contribuiscono alla vita culturale di Bari?

Non ci mettiamo in competizione col Petruzzelli o col Piccinni (quando riaprirà), il nostro è un teatro off. Nei posti come il SitaraTeatro nascono i futuri attori e il futuro pubblico, magari composto da quelli che non possono permettersi di andare al Petruzzelli. I piccoli teatri a Roma o New York sono fucina delle nuove leve artistiche: nei teatri grandi ci si arriva, nei piccoli si nasce. In Puglia, oltretutto, siamo visti come la ruota di scorta, ma Carmelo Bene – per esempio – è nato qua per diventare grande nel mondo. Lindsay Kemp diceva: “Se uno spettacolo funziona a Bari può funzionare in tutto il mondo”, perché qua abbiamo un pubblico preparato, che ama il teatro.

Cosa è cambiato dalla Bari di ieri alla Bari di oggi?

Ci sono stati grandi cambiamenti: sono nati tanti teatri nuovi, ma non solo, ci sono più associazioni e librerie. I luoghi della cultura sono molti di più rispetto a trent’anni fa. In generale, il pubblico adesso si interessa di più allo spettacolo, vedete “Dignità autonome di prostituzione” che ha fatto sold out per cinque giorni! La gente ha bisogno di andare a teatro, il teatro è vita. Quando si apre il sipario sei in una gabbia di leoni e tutto avviene sotto gli occhi del pubblico: il teatro risponde a un’esigenza di calore umano che internet, il cinema e la televisione non possono dare.


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