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Il Cartellonismo può considerarsi tra le arti figurative più significative del secolo scorso. Le prime rappresentazioni murali ovvero le gigantesche insegne commerciali che venivano dipinte sulle facciate dei palazzi contenevano solo il nome del prodotto, così come le inserzioni sulle principali riviste dell’epoca. Ma l’evoluzione verso annunci più articolati dal punto di vista dell’illustrazione in senso stretto fu rapidissima.

Le scarne sigle commerciali furono ben presto accompagnate da disegni che avevano lo scopo di raccontare il prodotto, catturando così l’occhio del passante di turno. Il prodotto commerciale diventò il pretesto intorno al quale poter illustrare una storia. Si può dire che l’arte pubblicitaria fu un grande laboratorio artistico nel cui processo creativo il pubblico era coinvolto nel mentre i manifesti finivano per le strade facendole diventare di fatto un museo a cielo aperto. A garantire questo successo vi fu una sostanziale indipendenza creativa dei cartellonisti che raramente si piegavano alle esigenze della committenza che pure lasciò loro, di contro, la massima libertà espressiva.

Migliaia di cartelloni nell’arco di circa un secolo sono stati capaci di raccontarci il mondo del commercio in modo scanzonato e ironico senza quell’ossessione tutta contemporanea dettata delle regole del marketing. Tutto questo sembra oggi un controsenso, eppure migliaia di marchi fecero fortuna proprio in quegli anni acquistando una notorietà che è arrivata intatta sino ai giorni nostri.


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